22 Maggio 2026 - 11:43:23

di Tommaso Cotellessa

A diciassette anni dal terremoto del 2009, la ricostruzione dell’Aquila e dei territori colpiti dal sisma entra nella sua fase finale. Un obiettivo che fino a pochi anni fa sembrava irraggiungibile oggi appare finalmente concreto.

Questa la risposta data dai principali protagonisti della governance della ricostruzione al quesito fondamentale posto al centro dell’assemblea pubblica organizzata da Ance L’Aquila insieme agli enti del sistema bilaterale Cassa Edile, Formedil e ANCE Abruzzo attorno all’interrogativo  “Ricostruzione, quanto manca al traguardo?”.

Un confronto franco e costruttivo quello proposto dai protagonisti della rinascita del territorio colpito dal sisma, fondato sui dati, i numeri e lo stato dell’arte, ma anche consapevole delle criticità emerse nel corso del processo, delle difficoltà affrontate e degli imprevisti in cui ci si è imbattuti.

A confermare lo stato avanzato del processo ricostruzione è stato il titolare dell’Ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila (Usra), Salvo Provenzano, che ha fotografato la condizione della ricostruzione privata nel Comune dell’Aquila. «Manca veramente poco», ha dichiarato, sottolineando come grazie agli ultimi provvedimenti predisposti da Usra e Usrc restino circa 400 pratiche ancora da completare. Secondo il responsabile dell’ufficio speciale, il processo relativo alla ricostruzione privata potrebbe chiudersi nell’arco dei prossimi due anni.

I numeri mostrano un avanzamento significativo anche nei 56 comuni del cratere sismico con l’approvazione dei contributi per la ricostruzione privata ha raggiunto l’80%, una percentuale analoga a quella registrata nei circa 100 comuni fuori cratere.

A spiegare lo stato dell’arte è stato in questo ambito è stato Raffaello Fico, titolare dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione del Cratere, che ha evidenziato però le differenze tra le due aree. Nei comuni del cratere il volume economico ancora da gestire è particolarmente elevato: «Abbiamo circa un miliardo di euro di progetti ancora da approvare. L’orizzonte temporale può essere di due anni per l’approvazione dei progetti e ulteriori due anni o per i cantieri che ne seguiranno». Diversa la situazione nei comuni fuori cratere, dove le richieste residue ammontano a circa 200 milioni di euro. Una cifra inferiore ma distribuita su oltre cento amministrazioni comunali, con inevitabili complessità operative.

A sostenere il completamento della ricostruzione privata sono arrivati anche nuovi strumenti normativi. Il decreto numero 2 del 2022 ha previsto incrementi per i lavori privati, mentre le recenti ordinanze e i nuovi decreti degli uffici speciali puntano a integrare ulteriori contributi per consentire la conclusione degli interventi ancora aperti, in particolare per rispondere al vuoto provocato dalla sospensione del Superbonus.

Più articolata la situazione sul fronte della ricostruzione pubblica, che attualmente si attesta intorno al 60%. Il bilancio relativo alle scuole viene, comunque, definito da Fico come positivo: oltre 130 interventi sono stati conclusi. Tuttavia non tutti gli edifici scolastici erano stati finanziati sin dall’inizio del processo ricostruttivo e, nei casi in cui i fondi sono arrivati più tardi, anche l’avvio dei lavori ha inevitabilmente subito ritardi.

«Sulle scuole siamo quasi in coda», spiegano dagli uffici della ricostruzione. Restano invece più indietro gli interventi sugli altri edifici pubblici e soprattutto quelli legati ai sottoservizi e alle reti infrastrutturali.

Per i 56 comuni del cratere sono infatti attesi circa 300 milioni di euro destinati a reti e sottoservizi. Dal Governo, attraverso la struttura di missione, è arrivata l’indicazione che entro l’estate dovrebbe essere finanziata una prima tranche di risorse. L’obiettivo è vedere partire i cantieri entro la fine dell’anno.

Accanto ai risultati raggiunti restano però le difficoltà di un percorso definito da tutti tutt’altro che semplice. Tra i principali problemi c’è la carenza di manodopera e personale qualificato nel settore dell’edilizia. A sottolinearlo è il presidente di Ance L’Aquila, Pierluigi Frezza: «Mancano addetti nel settore edilizio e il problema riguarda anche il nostro territorio». Per fronteggiare l’emergenza, Ance nazionale ha attivato accordi per favorire l’arrivo di forza lavoro già formata proveniente sia da Paesi comunitari sia extraeuropei. Ma la questione non riguarda soltanto le maestranze. «Servono anche tecnici qualificati», spiega Frezza, evidenziando come le imprese abbiano ormai avviato collaborazioni strutturate con gli istituti di formazione del territorio, tra cui il Colecchi, per garantire percorsi formativi concreti e legati direttamente al lavoro nei cantieri.

Sul rallentamento della ricostruzione hanno inciso anche le crisi geopolitiche e internazionali degli ultimi anni. Prima la pandemia da Covid-19, poi le tensioni internazionali e la crisi mediorientale hanno provocato forti ripercussioni economiche, con aumenti dei costi e difficoltà nell’approvvigionamento dei materiali. Un contesto che ha costretto il Governo e gli uffici speciali a intervenire con misure straordinarie per adeguare i contributi e garantire la prosecuzione dei lavori.

Sul fronte istituzionale è intervenuto anche il coordinatore della Struttura di Missione Sisma 2009, Mario Fiorentino, che ha ricordato l’impegno economico dell’esecutivo per completare definitivamente il processo di ricostruzione.

«Il Governo ha assegnato oltre 2 miliardi di euro per completare la ricostruzione», ha spiegato, ricordando anche gli ulteriori stanziamenti previsti in legge di bilancio. «Occorre che le istituzioni e tutti i soggetti attuatori diano un forte slancio finale al processo di ricostruzione».

Fiorentino ha sottolineato, inoltre, come il sisma del 2009 abbia rappresentato un caso pilota a livello nazionale, soprattutto nei momenti più critici legati al blocco del Superbonus, quando molte situazioni rischiavano di restare incompiute.

Dopo anni segnati da rallentamenti burocratici, emergenze internazionali, carenza di personale e difficoltà economiche, la ricostruzione post sisma del 2009 sembra dunque avviarsi verso la fase conclusiva.

I prossimi anni saranno decisivi per chiudere definitivamente uno dei processi di ricostruzione più lunghi e complessi della storia recente italiana, restituendo pienamente ai territori colpiti infrastrutture, edifici pubblici e abitazioni.