28 Maggio 2026 - 20:41:56

di Angelo Liberatore

Nuovi orizzonti sulla tema della sicurezza delineati da chi come uomo dello Stato in questo settore ha passato tutta la vita professionale. Franco Gabrielli, già prefetto dell’Aquila appena dopo il terremoto e poi tra le altre cose capo della polizia, torna nel capoluogo abruzzese per presentare il libro Contro la paura, manifesto per una sicurezza democratica, scritto con Carlo Bonini ed edito da Feltrinelli.

Il filo rosso che percorre le pagine del volume è la necessità di ripensare il paradigma della sicurezza, uscendo da una interpretazione che sia puramente repressiva.

«Una sicurezza -spiega Gabrielli – che si costruisce con tutti i soggetti che hanno titolo a farlo, a partire dai cittadini, non nel senso di cittadini cui si delegano funzioni di polizia come a volte si evocano con le ronde, ma un ascolto di quelli che sono i bisogni. Non amo quando si parla di percezione di sicurezza, quasi a significare che sia qualcosa che attiene a una percezione soggettiva. Credo che anche quando i cittadini si sentono insicuri e magari le statistiche ci consegnano situazioni più favorevoli, bisogna capire perché e quindi questo percorso lo si fa insieme».

«Una sicurezza democratica è una sicurezza che non privilegia in maniera esclusiva la leva penale, nel senso che la repressione è una delle componenti per garantire la sicurezza, ma non si può esaurire la sicurezza in una produzione bulimica di norme, che poi alla fin fine non producono effetti a fronte del fatto che esiste un sistema giustizia, un sistema dell’esecuzione della pena che è assolutamente inadatto a sopportare questo tipo di pressione. Quindi poi alla fin fine i cittadini hanno soltanto il ritorno di mantenere le loro paure, di vivere condizioni reali di insicurezza. E quindi anche questo secondo me produce quel distacco che troppo spesso si ha tra i cittadini e le istituzioni».

Nel libro di Franco Gabrielli una intersezione particolarmente importante è quella tra sicurezza e immigrazione. A questo proposito già nel recente passato Gabrielli aveva messo sulla tavola una proposta di particolare rilievo, ossia la creazione di un ministero per le politiche migratorie.

«Il tema di un ministero per le politiche migratorie – ha affermato l’ex Prefetto dell’Aquila – è essenzialmente la sottolineatura dell’esigenza che nel nostro Paese purtroppo l’immigrazione è stata vissuta solo come un fatto emergenziale. Nella migliore delle ipotesi come un fatto emergenziale restretto agli arrivi e all’accoglienza che non ha mai traguardato invece la necessità di fare percorsi di integrazione. Io credo che l’integrazione purtroppo non c’è, salvo iniziative del terzo settore, di alcune realtà territoriali, ma non c’è una regia».