28 Maggio 2026 - 10:47:01
di Vanni Biordi
A L’Aquila c’è un posto bellissimo dove il Seicento non è mai del tutto svanito.
Nel chiostro maggiore del convento di San Giuliano, diciotto lunette affrescate raccontano per immagini e versi la vita di San Giovanni da Capestrano, soldato, teologo, predicatore, l’uomo che nel 1456 guidò la resistenza cristiana a Belgrado.
Sono opera della scuola di Giovanni Paolo Cardone, pittore aquilano che si è formato nella cerchia romana di Perin del Vaga e che ha realizzato anche il gonfalone della città. Sono lunette consumate dal tempo. E adesso qualcuno si prende cura di loro. La scuola di restauro dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, diretta da Marco Brandizzi e presieduta da Rinaldo Tordera, ha avviato il 18 maggio il cantiere-scuola sotto la guida della professoressa Elisabetta Sonnino. Gli studenti del percorso PFP1 operano con pulitura superficiale, consolidamento degli intonaci e reintegrazione pittorica.
Il presidente Tordera ha parlato di un intervento che unisce «rigore scientifico e responsabilità formativa», mentre Brandizzi ha sottolineato il valore del cantiere come «laboratorio vivo, dentro un patrimonio che appartiene alla città intera»
Il modello del cantiere-scuola ha una logica precisa, quella di abbattere i costi per i proprietari del bene, in questo caso la comunità dei frati minori, e restituisce agli studenti una formazione che nessuna aula può replicare. Gli equilibri, però, sono delicati. Il cantiere ha una durata di 10 giorni. I lavori sono gestiti con una regia accademica severa.
Quello che non deve essere assolutamente tralasciato, a mio avviso, è la dimensione letteraria dell’opera. Ogni lunetta è accompagnata da una quartina in endecasillabi che non è una semplice didascalia, è un testo poetico integrato nella composizione pittorica, parte costitutiva del significato dell’affresco.
Restaurare le campiture di colore senza un’analisi filologica di quei versi significa restituire metà di un’opera.
È una questione che la comunità scientifica farebbe bene ad affrontare già in questa prima fase. L’Aquila, diciassette anni dopo il sisma, continua a fare i conti con se stessa.
San Giuliano è uno dei capitoli più belli di questa conta.
«Lavorano insieme a me nove studenti del mio corso di restauro di dipinti murali – ha detto la Sonnino – Abbiamo preso in carico una parte delle lunette, dopo aver ovviamente valutato tutta la condizione. Questi dipinti hanno subito vari interventi di restauro, anche in tempi piuttosto recenti, quindi noi abbiamo fatto una sorta di manutenzione, o meglio, di nuovo restauro delle superfici. Ci siamo concentrati principalmente nella revisione strutturale, quindi risanando tutti gli eventuali difetti di adesione, effettuando dei consolidamenti e una ripresa delle stuccature e della reintegrazione pittorica, cercando di farle convivere con quella precedente. Si tratta magari di un intervento poco evidente per certi versi, ma molto importante come etica: pensare a un nuovo restauro, a una revisione degli interventi precedenti per cercare di proporre un intervento che si possa appoggiare e possa convivere con materiali e metodi usati precedentemente. Non si tratta infatti di un restauro di vecchissima data»

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