23 Giugno 2026 - 16:21:14

di Martina Colabianchi

Il più grande cantiere d’Europa accelera diventando sempre più un modello nazionale per le aree interne.

A quasi dieci anni dal sisma del 2016 e 2017, il Rapporto annuale “Ricostruire è prevenire“, presentato dal commissario straordinario Guido Castelli, fotografa una svolta decisiva per i 138 Comuni di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, dove ormai il 98% delle opere pubbliche è stato sbloccato e oltre il 64% dei cantieri privati avviati è già concluso.

Il rapporto è stato presentato nella sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con le conclusioni affidate al vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, in collegamento da Bruxelles. Sono intervenuti inoltre il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, l’assessore alla Ricostruzione della Regione Lazio Manuela Rinaldi, il questore della Camera Paolo Trancassini e il sottosegretario al Ministero dell’Economia Lucia Albano.

Il rapporto fotografa la vasta area colpita dal sisma di dieci anni fa, composta da 138 Comuni distribuiti tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, per circa 540 mila residenti, interessata da un’azione coordinata che integra ricostruzione pubblica e privata, investimenti produttivi, infrastrutture, innovazione tecnologica, ricerca e politiche del lavoro.

Scendendo nel dettaglio dei dati abruzzesi, sul fronte della ricostruzione privata risultano coinvolti 123 Comuni, con 6.423 richieste di contributo presentate e 3.486 approvate. L’importo complessivo richiesto supera 1,44 miliardi di euro, mentre le somme concesse ammontano a oltre 936,8 milioni di euro. Le liquidazioni hanno raggiunto quota 594,8 milioni di euro, con 830 cantieri in corso e 2.328 cantieri conclusi.

Il peso maggiore della ricostruzione privata si concentra nella provincia di Teramo, dove si registrano 4.662 richieste presentate, 2.630 approvate, oltre 724,1 milioni di euro concessi e quasi 471 milioni liquidati. Seguono la provincia dell’Aquila, con 1.180 richieste presentate, 616 approvate, circa 132,7 milioni concessi e 85,3 milioni liquidati; e la provincia di Pescara, con 579 richieste presentate, 240 approvate, oltre 80 milioni concessi e 38,5 milioni liquidati.

Tra i Comuni con i volumi più consistenti di ricostruzione privata figurano Teramo, con 877 richieste presentate, oltre 269,6 milioni concessi e circa 189,9 milioni liquidati; Civitella del Tronto, con oltre 64,6 milioni concessi; Montorio al Vomano, con circa 63,9 milioni concessi; Montereale, con oltre 50,5 milioni concessi; Campli, con oltre 38,4 milioni concessi; e Torricella Sicura, con oltre 33,1 milioni concessi.

Sul fronte della ricostruzione pubblica, il rapporto registra in Abruzzo 725 interventi programmati, distribuiti in 85 Comuni, per un importo complessivo pari a circa 833,6 milioni di euro. Anche in questo caso il territorio teramano rappresenta la quota principale, con 556 interventi in 42 Comuni e oltre 640,6 milioni di euro programmati. Seguono la provincia dell’Aquila, con 111 interventi in 15 Comuni e oltre 121,3 milioni programmati; la provincia di Pescara, con 50 interventi in 22 Comuni e circa 55,4 milioni programmati; e la provincia di Chieti, con 8 interventi in 6 Comuni e oltre 16,1 milioni programmati.

Tra i Comuni con i maggiori importi programmati per le opere pubbliche figurano Teramo, con 115 interventi e oltre 287,2 milioni di euro, Montereale, con più di 41,3 milioni, Valle Castellana, con circa 31,8 milioni, Giulianova, con oltre 28,3 milioni, Campotosto, con circa 28,1 milioni, Torricella Sicura, con oltre 27,9 milioni, Campli, con più di 23,7 milioni, e Atri, con circa 23,5 milioni.

Nel periodo compreso tra il 31 marzo 2025 e il 31 marzo 2026, l’assistenza abitativa nelle aree colpite dal sisma del Centro Italia continua a ridursi anche in Abruzzo. Le dichiarazioni attive sono passate da 1.891 a 1.615, con una diminuzione di 276 unità pari al 14,6%. Il calo interessa sia il Contributo Disagio Abitativo, sceso da 1.338 a 1.190 beneficiari, sia le Soluzioni Abitative di Emergenza, passate da 272 a 232. A livello provinciale la riduzione più consistente riguarda Teramo, che passa da 1.604 a 1.373 dichiarazioni (-231, pari al 14,4%). Seguono Pescara, da 118 a 93 (-21,2%), e L’Aquila, da 169 a 149 (-11,8%).

Ha espresso soddisfazione il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio: «Il rapporto conferma che la ricostruzione sta entrando in una fase di piena maturità, nella quale alla riparazione dei danni si affianca una strategia di sviluppo duratura per le aree interne. Come Regione Abruzzo abbiamo lavorato con determinazione per accelerare le procedure, sostenere i territori e garantire che ogni intervento fosse orientato non solo alla sicurezza, ma anche alla qualità della vita e alle opportunità per cittadini e imprese I risultati raggiunti, in termini di cantieri conclusi, risorse erogate e rilancio economico, dimostrano che la collaborazione tra istituzioni è stata decisiva. Ora la sfida è consolidare questo percorso, rafforzando infrastrutture, servizi e attrattività, affinché i nostri territori possano tornare a essere competitivi e contrastare in modo strutturale lo spopolamento. L’Appennino centrale può e deve diventare un modello nazionale di rinascita e coesione territoriale».

«L ’Abruzzo è uno dei territori centrali della rinascita dell’Appennino. C’è un grande lavoro che coinvolge famiglie, imprese, amministrazioni locali e comunità. Allo stesso tempo, il volume delle opere pubbliche programmate dimostra la portata strategica di una ricostruzione che non riguarda solo gli edifici, ma anche servizi, infrastrutture, luoghi della socialità e presìdi fondamentali per la vita dei territori».

Così il commissario Castelli, che relativamente ai dati che riguardano l’intera area del Centro Italia interessata dalla ricostruzione ha detto: «I dati che presentiamo oggi certificano un cambio di passo sempre più evidente. Dopo anni complessi, la ricostruzione dell’Appennino centrale cresce in modo costante e strutturale, sia sul fronte pubblico che su quello privato, e sta restituendo prospettiva e fiducia alle nostre comunità. Nel più grande cantiere d’Europa non stiamo soltanto ricostituendo un tessuto fatto di case, scuole, chiese e infrastrutture: stiamo creando le condizioni perché le persone possano continuare a vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nella terra dove sono nate. È questo il senso più profondo del diritto a restare».

E proprio sul piano demografico, i segnali sono incoraggianti. Nei territori più colpiti il saldo migratorio interno mostra un netto miglioramento rispetto agli anni successivi al sisma, mentre nei comuni del cratere i flussi migratori tornano positivi. Secondo le proiezioni riportate nel Rapporto, l’azione integrata della ricostruzione potrebbe consentire entro il 2044 il recupero potenziale di oltre 44 mila residenti rispetto agli scenari di declino demografico previsti in assenza di interventi.

Per incoraggiare la “restanza” nelle aree interne, è necessario creare opportunità di lavoro e sviluppo, che necessitano prima di tutto di servizi. Per questo, ampio spazio nel rapporto è dedicato a Next Appennino, il programma da 1,78 miliardi di euro finanziato dal Fondo complementare al PNRR che integra ricostruzione e sviluppo economico.

La Macro-misura A, dedicata a città e paesi sicuri, sostenibili e connessi, finanzia 892 interventi tra digitalizzazione, rigenerazione urbana, infrastrutture e mobilità. La Macro-misura B, destinata alle imprese, ha invece raccolto 2.353 progetti di investimento per oltre 2,5 miliardi di euro, ben oltre la dotazione disponibile. Le domande finanziate sono state 1.351, per circa 490 milioni di euro, con una forte presenza di micro e piccole imprese. In crescita anche le erogazioni alle aziende: tra marzo 2025 e marzo 2026 le imprese che hanno ricevuto contributi sono aumentate del 77,4%, mentre le risorse effettivamente liquidate sono più che raddoppiate, passando da 66,9 a 154,9 milioni di euro.

Secondo le elaborazioni contenute nel Rapporto, l’impatto economico complessivo delle misure attivate porterà, a regime, a una crescita del Pil reale di circa 3,87 miliardi di euro e alla creazione di oltre 15 mila posti di lavoro nelle quattro regioni coinvolte. Già oggi l’effetto misurabile degli investimenti attivati produce circa 1,49 miliardi di Pil e quasi 9.840 occupati.

«L’esperienza della ricostruzione nell’Appennino centrale rappresenta un modello di grande valore per l’Italia e per l’Europa – ha dichiarato il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto -. Il lavoro svolto dalla Struttura commissariale, guidata da Guido Castelli, ha dimostrato come sia possibile mettere in sinergia risorse, strumenti e livelli istituzionali diversi, garantendo al tempo stesso semplificazione, capacità di spesa e attenzione concreta ai bisogni dei territori. Nel percorso della ricostruzione si sono intrecciati fondi europei, Piano nazionale di ripresa e resilienza, Piano complementare e politica di coesione. Questa integrazione ha consentito di costruire una risposta efficace, capace non solo di riparare i danni del sisma, ma anche di indicare una prospettiva di sviluppo per le aree interne. È proprio questa la sfida dei prossimi anni: trasformare gli interventi straordinari in politiche strutturali, in grado di garantire servizi, infrastrutture, opportunità e condizioni reali perché le comunità possano esercitare pienamente il proprio diritto a restare».