27 Giugno 2026 - 11:48:50

di Martina Colabianchi

«L’assessore Francesco De Santis si compiace per l’accelerazione sul nuovo Piano Urbanistico Comunale e, in particolare, per l’approvazione della perimetrazione urbanizzata della città dell’Aquila. Ma di quale accelerazione si vanta se nella sua presentazione ha sforato persino il termine perentorio previsto per l’approvazione del 21 giugno 2026 già frutto di una proroga da parte della Regione? Per evitare al Comune dell’Aquila una figuraccia con relativa sanzione, la Regione Abruzzo ha dovuto emettere una seconda proroga al 21 dicembre 2026. Quindi De Santis si vanta di aver consegnato il compitino sei mesi prima della seconda proroga di cui ha beneficiato: un successone».

È dura la nota dei consiglieri comunali di opposizione Paolo Romano e Stefania Pezzopane sull’approvazione in Giunta del Perimetro del Territorio Urbanizzato (PTU), nelle parole di De Santis una “fotografia” tecnica di ciò che oggi è già città e propedeutica al nuovo Piano Urbanistico Comunale.

Ma dai due consiglieri di minoranza piovono critiche nel metodo e nel merito.

In primo luogo, Romano e Pezzopane spiegano che «entro quella data non sarebbe dovuta arrivare una semplice delibera di Giunta, ma l’approvazione del Consiglio comunale, che è l’organo competente in materia di pianificazione urbanistica (art- 42 del TUEL). Tutta la procedura è dunque viziata di legittimità sin dal suo inizio poiché l’adozione del PTU è di competenza consiliare, le controdeduzioni alle osservazioni sono di competenza consiliare e la delibera ultima di approvazione definitiva del PTU è anch’essa di competenza consiliare. Questo passaggio, decisivo sul piano istituzionale e sostanziale, viene completamente rimosso dal racconto trionfalistico dell’assessore. Del resto, quando la propaganda supera la realtà, anche le norme finiscono per essere ignorate, perfino quando si tratta di norme regionali approvate dalla stessa filiera politica di centrodestra che oggi governa Comune e Regione».

«E poi nel merito: nel quadro trionfalistico dell’assessore mancano le risposte alla nostra osservazione formale posta alla delibera di Giunta relativa al disegno preliminare del Perimetro del Territorio Urbanizzato (PTU). Infatti – proseguono – sul piano meramente tecnico, il PTU predisposto dall’amministrazione non appare come una vera ricognizione del territorio urbanizzato esistente, ma come una sostanziale riproposizione delle vecchie previsioni del PRG, comprese vaste aree edificabili mai attuate dal 1979 a oggi. Invece di distinguere in modo rigoroso tra aree effettivamente urbanizzate, aree già edificate, aree interessate da piani attuativi validi e aree ancora prive di urbanizzazioni primarie, gli elaborati pubblicati dal Comune sommano tutto in un unico grande perimetro, alterando la funzione stessa del PTU».

Per i due esponenti dell’opposizione, quella messa in atto è un’impostazione che si porrebbe in contrasto con la nuova legge urbanistica regionale, nata con l’obiettivo di contenere il consumo di suolo e favorire la rigenerazione urbana, «non legittimare sotto nuove forme le vecchie espansioni urbanistiche rimaste per decenni soltanto sulla carta».

In particolare, Romano e Pezzopane pongono l’accento sull’articolo 40 della legge regionale che consente di includere nel territorio urbanizzato esclusivamente aree dotate di precisi requisiti urbanistici oppure interessate da piani attuativi validi ed efficaci. «Il PTU predisposto dal Comune, invece – spiegano -, include anche vaste aree semplicemente classificate edificabili dal vecchio PRG ma mai urbanizzate, in evidente contrasto con il principio del contenimento del consumo di suolo».

In sintesi, ampliando in modo artificioso il PTU, il Comune aumenterebbe automaticamente anche le quote di nuova edificazione consentite durante la fase transitoria. In sostanza, a un territorio urbanizzato più esteso corrisponde una maggiore quantità di nuove aree trasformabili. Una scelta che Romano e Pezzopane avevano definito, senza mezzi termini, “machiavellica”, ma che soprattutto non sarebbe sorretta dalla legge.

«Per questo – continuano – riteniamo che la proposta urbanistica della Giunta, oltre che essere nulla sul piano procedurale per incompetenza dell’organo deliberante, è oltremodo una scelta espansiva, che usa impropriamente la nuova legge urbanistica regionale per ottenere l’effetto opposto rispetto a quello voluto dal legislatore: non ridurre il consumo di suolo e rigenerare la città esistente, ma tenere in vita e anzi rilanciare le previsioni del vecchio PRG».

«Grazie alla seconda proroga regionale ci sono ancora 6 mesi dalla scadenza del termine di cui al comma 4 della LR 58/2023, per provvedere a sanare la procedura sulla perimetrazione del territorio urbanizzato; se l’assessore continuerà a solcare solo la via della sua propaganda, sappia che al Comune non sarà consentito il rilascio di titoli abilitativi inerenti gli interventi di nuova costruzione su aree che non rispettano le caratteristiche di cui all’articolo 40», concludono i due consiglieri.

La replica dell’assessore De Santis: «Sulla pianificazione urbanistica servono rigore e rispetto degli atti»

Non è tardata ad arrivare la replica dell’assessore competente all’Urbanistica Francesco De Santis.

«Spiace constatare che anche su un tema eminentemente tecnico come la perimetrazione del territorio urbanizzato si scelga la strada della polemica anziché quella dell’approfondimento. Gli atti parlano con chiarezza e basterebbe leggerli con attenzione per evitare di diffondere informazioni inesatte», si legge nella nota diffusa dall’assessore.

Innanzitutto, De Santis chiarisce l’aspetto relativo ad una presunta proroga della Regione Abruzzo al solo Comune dell’Aquila. Considerando la sola provincia dell’Aquila, risultano ad oggi approvate appena 26 perimetrazioni su 108 Comuni. Questo evidenzia, per l’assessore, che il tema presenti complessità diffuse e «non certo imputabili alla sola amministrazione comunale».

«Come dettagliatamente illustrato nella relazione tecnica – prosegue -, la perimetrazione costituisce una fotografia dello stato di fatto del territorio, che deve necessariamente coordinarsi con il Piano Regolatore Generale vigente. La normativa regionale consente infatti di escludere esclusivamente le aree di espansione non attuate, che coerentemente non sono state ricomprese nel perimetro. È quindi improprio sostenere, come fa la minoranza, che la perimetrazione possa essere costruita “a macchia di leopardo”, escludendo arbitrariamente aree edificabili previste dal PRG vigente, con evidenti ricadute negative sui diritti dei cittadini. La legge impone invece criteri oggettivi e uniformi».

L’assessore chiarisce poi che perimetrazione ed edificabilità non sono la stessa cosa. «Le aree ricomprese nel perimetro del territorio urbanizzato, individuate ai sensi dell’articolo 40, non diventano automaticamente edificabili, né lo saranno in futuro in modo indiscriminato. All’interno del perimetro dovranno infatti essere garantite le dotazioni territoriali e gli standard urbanistici. Ciò implica che vi rientrino anche aree destinate a servizi, spazi pubblici e persino aree vincolate, che per loro natura non potranno essere oggetto di edificazione ma contribuiranno al soddisfacimento degli standard previsti dalla legge. Pensare di collocare tali dotazioni al di fuori del perimetro significherebbe allontanarle dai luoghi della vita quotidiana dei cittadini, con evidenti criticità, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione».

«Anche sul piano procedurale – prosegue ancora De Santis – le ricostruzioni dell’opposizione non trovano riscontro nella normativa. La legge regionale n. 58/2023, all’articolo 8, stabilisce chiaramente tempi e modalità: i Comuni devono procedere entro trenta mesi alla perimetrazione, trasmettendo l’atto a Provincia e Regione, mentre alle Province competono controlli a campione. La normativa non prevede alcuna fase obbligatoria di partecipazione pubblica. Nonostante ciò, il Comune dell’Aquila ha scelto di attivare un percorso partecipativo, esaminando tutte le osservazioni pervenute e accogliendone anche alcune provenienti dall’opposizione, come documentato nelle circa cento pagine di controdeduzioni».

«Infine, è opportuno chiarire un aspetto procedurale fondamentale: la deliberazione della Giunta rappresenta una proposta al Consiglio comunale e non costituisce l’approvazione definitiva della perimetrazione. Il confronto politico e istituzionale è quindi pienamente aperto nella sede competente, quella consiliare, dove ogni forza politica potrà esprimere le proprie valutazioni sulla base degli atti e nel rispetto delle norme».