29 Giugno 2026 - 11:23:33

di Vanni Biordi

Davanti alle ruspe che demoliscono l’ex Istituto d’Arte Fulvio Muzi, il Partito democratico dell’Aquila ha scelto il cantiere come palcoscenico. Dirigenti e consiglieri comunali del Pd si sono riuniti in via Filomusi Guelfi per una conferenza stampa sul posto, con le macchine al lavoro sullo sfondo. Il messaggio era chiaro prima ancora che qualcuno aprisse bocca.

Presenti il segretario provinciale del partito Stefano Albano, il segretario comunale Nello Avellani, l’ex assessore Piero Di Stefano e la consigliera comunale, già senatrice, Stefania Pezzopane.

La denuncia avanzata è al contempo di carattere politico e ammnistrativo.

«L’amministrazione Biondi fa le cose a caso, a richiesta, a sportello, senza logica né strategia – denuncia con una sferzata la consigliera Pezzopane – Questa era una scuola importante, intitolata a Fulvio Muzi, un grandissimo artista. Questo edificio viene abbattuto per quale motivo? Non per essere ricostruito. Ma per farne un parcheggio a servizio di un immobile acquistato dal Comune in via Filomusi-Guelfi per farne alcuni uffici del Comune stesso che erano privi di parcheggi, quindi per questo non dovevano essere acquistati».

«In questa città le scuole non si ricostruiscono ma si abbattono – attacca Pezzopane – Se non si voleva rifare la scuola non si potevano fare in questo edificio i gli uffici? Le scuole non vengono ricostruite, i parcheggi progettati sono pochi e a raso e resta ancora aperto il tema della sede unica del comune, per la quale tutti i comuni si stanno adoperando mentre l’unico comune che aveva i soldi dal 2012 non la sta facendo e prosegue con l’acquisto di immobili in disordine».

Gli esponenti dem vogliono dunque vederci chiaro, ed è per questo che hanno annunciato un’interrogazione per sapere quali sono state le procedure. Tutto è troppo poco chiaro per il Pd aquilano che denuncia il superamento di ogni organismo istituzionale, dal Consiglio alle commissioni.

I lavori sono partiti il 25 giugno 2026. L’intervento interessa una superficie di circa 8.500 metri quadrati e riguarda un edificio gravemente danneggiato dal sisma del 2009, da allora inutilizzato. Fin qui, nulla di controverso. Il punto è cosa nascerà al posto dell’ex istituto. Non un polo culturale, come il titolo di finanziamento prevedeva, ma un parcheggio a raso da circa cento posti auto, ritenuto più utile dal Comune per riorganizzare il quartiere e servire i numerosi uffici comunali presenti nella zona.

L’avvocato Fausto Corti, nella sua pagina Facebook, ha ricostruito la sequenza delle decisioni con una logica difficile da smentire. «Nel 2025 la Giunta ha acquistato l’ex Catasto per destinarlo a uffici. Scelta oggettivamente bizzarra visto che confina proprio con l’Istituto Muzi, il quale poteva essere riparato e destinato, a sua volta, ad uffici». Ancora più bizzarro, secondo Corti, è che la stessa Giunta avesse previsto tra i criteri di scelta la presenza di spazi di sosta interni ed esterni, eppure abbia scelto un edificio privo di parcheggi. Di qui la necessità di sacrificare il Muzi. «Con il risultato che il Comune, ossia noi, dopo aver buttato 5 milioni per l’inutilissimo ex Catasto, sostituiremo un edificio del valore di una ventina di milioni, riparabile a spese dello Stato, per avere in cambio un parcheggetto da 100 posti».

Il progetto esecutivo di demolizione, approvato dalla Giunta Biondi il 9 ottobre 2025, prevede una spesa complessiva di 1,85 milioni di euro, interamente coperta da fondi Cipess. Di questi, 1,316 milioni sono destinati ai lavori.

Mentre ci si divide sulla destinazione d’uso dell’area, si deve discutere anche di come deve essere gestita la memoria di Fulvio Muzi, uno dei più importanti artisti aquilani del Novecento, protagonista della rinascita culturale della città, insegnante e intellettuale che ha attraversato la Resistenza. Quello della foto, non era soltanto un edificio. Era un nome, una storia, un pezzo di identità collettiva. Dopo la conferenza stampa del Pd si deve chiedere conto della destinazione urbanistica perché è giusto e necessario. Diventa giusto e necessario porre una domanda. Il Comune ha previsto di intitolare qualcosa, nella nuova area, a Fulvio Muzi? Esiste un piano per recuperare e valorizzare le opere e i materiali che quell’istituto conteneva?

La politica aquilana va allo scontro sul parcheggio, ma deve affrontare la questione più difficile, quella della memoria. Una città che è Capitale italiana della Cultura nel 2026 non può permettersi di rispondere con il silenzio.