30 Giugno 2026 - 08:12:04

di Martina Colabianchi

Non si placano le polemiche sulla gestione urbanistica e sui fondi del post-sisma a L’Aquila.

Se sul fronte del Progetto Case si discute ancora della proposta di intesa con Invimit per il recupero degli alloggi, a far esplodere lo scontro politico nelle ultime ore è lo stallo sul Centro nazionale di formazione del Servizio civile universale (SCU), su cui sono tornati ad esporsi i consiglieri comunali di opposizione Enrico Verini e Gianni Padovani.

A far traboccare il vaso è stata la risposta all’interrogazione che di minoranza avevano presentato lo scorso 5 novembre 2025. Una replica arrivata in Aula solo il 29 giugno 2026, dopo quasi otto mesi di attesa, e liquidata da Padovani e Verini come un intervento «senza dire nulla», specchio della «scarsa trasparenza tipica» che, a loro dire, caratterizza l’attuale giunta.

Il dato che i consiglieri ritengono incontestabile: dei 60 milioni di euro disponibili per il Centro SCU, finora non è stato speso nulla, e solo 5,6 milioni risultano impegnati. Per il resto, l’Amministrazione avrebbe citato una serie di atti amministrativi privi di unitarietà progettuale, senza fornire il Progetto esecutivo richiesto esplicitamente nell’interrogazione, documento che, secondo l’opposizione, semplicemente non esiste mentre il tutto andrà rendicontato tra sei mesi.

«Possiamo già immaginare che l’Amministrazione rendiconterà come “Centro Scu” tutta una serie di “tric, trac, cavoli e merende” – scrivono i due consiglieri – che poco hanno a che fare con l’originario progetto nazionale. Peccato! Ricordiamo che la realizzazione, a L’Aquila, del “Centro nazionale di formazione del Servizio civile universale” – secondo le linee del Governo Draghi e pure ribadite dal Governo Meloni – avrebbe rappresentato una importante opportunità di crescita per la città, rafforzandone la vocazione tipica per la formazione e la ricerca. Il Centro Scu avrebbe dovuto ospitare, per l’idonea formazione, 2500 giovani all’anno, diffondere la cultura della solidarietà, realizzare molteplici attività, rafforzare la comunità locale, promuovere le attività economiche cittadine per via delle presenza di centinaia di allievi e docenti».

La complessità del progetto giustificava, per i due consiglieri di opposizione, lo stanziamento di 60 milioni, ma quattro anni di ritardi rendono ormai impossibile la sua realizzazione entro dicembre 2026 nella forma originaria.

I consiglieri chiedono quindi un Consiglio comunale straordinario per esaminare gli atti e tentare di recuperare quanto possibile, denunciando che la materia, di competenza dell’Assise cittadina, non sia mai stata realmente discussa.

Nell’interrogazione viene sollevato anche il tema dell’ex Zecca, immobile di proprietà di aziende a controllo pubblico, ceduto a privati e destinatario di un finanziamento di circa 70 milioni di euro per la ristrutturazione: anche su questo punto, sostengono i consiglieri, l’Amministrazione non avrebbe risposto.

«Il sospetto – concludono – è che il governo cittadino stia ritardando gli avvisi pubblici per le opere in scadenza a fine 2026 per perseguire scopi non chiari ovvero abbia deviato parte delle risorse verso altri interventi, tipo pavimentazione bianco sporco o pseudoeventi culturali che infestano la città con vantaggi per pochissimi. Assistiamo all’asfissiante presenza di soliti noti, giochi di scatole cinesi, artifizi e rimodulazioni, decisioni assunte a proprio piacimento, espedienti penosi come nel caso del vertice della Polizia Locale, senza alcuna trasparenza e con gravi danni per il futuro del territorio. Vogliamo sapere la verità – concludono Verini e Padovani -, e la sapremo, non soltanto sul Centro Scu».