07 Luglio 2026 - 13:15:37
di Marianna Galeota
«Nelle fasi di crisi si generano le condizioni per il cambiamento: il sistema sanitario nazionale è al
collasso, tra carenza di personale, sottofinanziamento, aumento delle liste di attesa, riduzione e
desertificazione dell’offerta sanitaria.
È giunto il momento di invertire la rotta», lo scrivono in una nota il segretario generale della Cgil L’Aquila Francesco Marrelli e il segretario generale Fp Cgil Antony Pasqualone che chiedono in una lettera aperta che ha al centro sistema sanitario regionale, «il coraggio di cambiare con l’internalizzazione del personale in appalto».
Il dibattito di questi mesi, almeno in Abruzzo, è incentrato sul governo della spesa pubblica e, nello
specifico, della spesa sanitaria, «si continuano ad utilizzare però gli stessi strumenti di analisi e le stesse
soluzioni che hanno condotto il sistema sanitario in uno stato di crisi che sembra irreversibile – aggiungono – Sono passati ventuno anni dall’introduzione dei primi tetti di spesa per il personale sanitario, confermati poi nel 2009 con regole stringenti ed apparentemente inderogabili. Queste regole hanno prodotto solo una riduzione strutturale del numero di personale diretto delle ASL, e cioè una riduzione del numero di medici, infermieri, OSS, personale tecnico e amministrativo. Queste stesse regole, introdotte inizialmente come strumento di contenimento della spesa, hanno finito
per produrre un effetto paradossale: non solo non hanno ridotto la spesa complessiva, ma in molti casi l’hanno addirittura aumentata, spostandola verso capitoli meno trasparenti e meno efficienti, e cioè sulla spesa per beni e servizi. Infatti, la continua compressione della spesa per il personale ha favorito l’utilizzo sempre crescente delle esternalizzazioni dei servizi per il tramite di cooperative e società private, generando, di fatto, un aumento della spesa pubblica complessiva, ma in altro capitolo di bilancio, dovendo sostenere, profitti, aggio e Iva. Nel contempo, tale condizione ha generato precarietà di lavoro, discriminazioni e bassi salari, con il rischio continuo dei lavoratori e delle lavoratrici di essere espulsi dal lavoro e di essere oggetto di contratti precari, rinnovati anche solo per 15 giorni. Artificialmente, quindi, si è bloccata la spesa per il personale dipendente, consentendo che una parte di pesa, sempre in aumento, venisse riversata su altri capitoli di spesa, fingendo un risparmio che, invece, ha prodotto un grave disavanzo per le Asl».
Per Marrelli e Pasqualone oggi «occorre superare tale modello distorsivo e ripristinare, quindi, una verità: gli investimenti per il personale alle dirette dipendenze delle ASL possono trasformarsi in un risparmio complessivo per il sistema sanitario. Infatti, il personale strutturato garantisce continuità, responsabilità professionale, migliore qualità organizzativa, salari dignitosi e rapporti di lavoro stabili e di qualità. Partendo da questa valutazione, la politica dovrebbe seriamente cominciare ad occuparsi di ciò che è accaduto in questi ultimi venti anni all’interno del sistema sanitario della nostra Regione e Provincia. La politica deve riconsegnare dignità al sistema sanitario con l’internalizzazione di quel personale che, seppure non alle dirette dipendenze della ASL, ha prestato la propria attività con abnegazione e responsabilità a favore di un’intera comunità, riparando ad un torto prodotto dalla stessa politica nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici e dei cittadini e delle cittadine».
«Occorre, perciò, rimettere al centro del dibattito politico il lavoro ed i servizi sanitari, i diritti ed il salario – proseguono – Solo così saremo in grado di cogliere il cambiamento di cui necessita il nostro Paese.Bisogna ripartire dalla straordinaria attività svolta sul territorio della Provincia dell’Aquila, con la sinergia dell’operato di questa organizzazione sindacale con gli esponenti politici e parlamentari abruzzesi, che ha permesso il raggiungimento di un importantissimo obiettivo: l’approvazione dell’emendamento in Legge di Bilancio 2026 che ha modificato la Legge n. 234 del 30 dicembre 2021, e, in particolare, l’art. 1, comma 268, lett. c. Nella nuova formulazione di questa disposizione si certifica, oggi, la possibilità di internalizzare servizi e personale sanitario, sociosanitario, tecnico e amministrativo in appalto. Infatti, da uno studio effettuato dalla Cgil è emerso che, con la gestione diretta dei servizi e, quindi, con l’utilizzo di rapporti di lavoro subordinati, vi sarebbe una consistente contrazione dei costi di gestione e, di conseguenza, della spesa pubblica. Invero, il rapporto di lavoro alle dirette dipendenze delle ASL garantirebbe, da un lato, un lavoro stabile e di qualità al personale impiegato, che non essendo più in
appalto, verrebbe trattato alla stregua del personale delle ASL; dall’altro, l’utilizzo del rapporto di lavoro subordinato garantirebbe una contrazione dei costi con ricadute sicuramente positive in termini di qualità dei servizi erogati alla collettività. L’internalizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori in appalto produrrebbe sì un maggiore costo del personale ma, al contempo, permetterebbe una diminuzione complessiva dei costi a bilancio dovuta al mancato pagamento dell’aggio e dell’IVA. L’aumento del
costo del personale, però, potrebbe determinare lo sforamento dei tetti di spesa del personale attualmente imposti».
Un problema «facilmente superabile», dicono, con l’applicazione del Decreto Legge 35/2019, che la stessa Regione Abruzzo richiama nel Piano Operativo 2026-2028, nel punto “M 09”, relativo alla governance del personale che, nell’analisi dei vincoli di spesa, prevede la possibilità di incrementare i tetti di spesa relativi al personale ad alcune specifiche condizioni.
«Condizioni che, a parere di chi scrive, possono essere applicate, per l’appunto, all’internalizzazione dei servizi, con la riduzione complessiva dei costi a bilancio. Invero, l’art. 11, comma 3, del citato decreto-legge, prevede la possibilità, per le Regioni, di incrementare ulteriormente i limiti di spesa del personale per un ammontare non superiore alla riduzione strutturale della spesa già sostenuta per servizi sanitari esternalizzati. Ne consegue che la possibilità di incremento del tetto di spesa del personale passa per l’internalizzazione dei servizi esternalizzati, trasformando la spesa sostenuta a titolo di beni e servizi in spesa per il personale -aggiungono Marrelli e Pasqualone – Spesa per beni e servizi che oggi, va detto, nella sola ASL dell’Aquila, riguarda centinaia di lavoratrici e lavoratori impiegati, ad esempio, presso i servizi di ADI, CUP, mensa e ristorazione, pulimento, manutenzioni, supporto amministrativo e tecnico, sterilizzazione, riabilitazione psichiatrica, riabilitazione per utenti con disturbo dello spettro autistico, autisti delle ambulanze, portierato. In conclusione, è necessario dare immediata applicazione alle vigenti norme che, come evidenziato, consentirebbero di internalizzare in ASL il personale dei servizi in appalto, garantendo, in tal modo, a quest’ultimo lo stesso trattamento del personale ASL, a parità di prestazioni lavorative e superando, per l’effetto, tutte le differenze retributive e normative attualmente in essere. Tale operazione, inoltre, consentirebbe finalmente di ridurre i costi complessivi della spesa pubblica e, quindi, il disavanzo strutturale della ASL1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila».
«Per questi motivi – concludono – torniamo a chiedere con urgenza l’attivazione di un tavolo di confronto tecnico-politico-sindacale con la Regione Abruzzo, la ASL e la CGIL, per cogliere quanto prima l’opportunità messa a disposizione dalle vigenti norme a garanzia dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, delle cittadine e dei cittadini, per un servizio qualitativamente e quantitativamente funzionale, che corrisponda effettivamente ai bisogni sanitari della nostra comunità. Stanti i fatti, il tema dei tetti di spesa sul personale non può più essere rimandato, ma deve essere affrontato con l’applicazione delle norme indicate più volte dalla Cgil in tutti i tavoli istituzionali e sindacali, perché è proprio su questo terreno che si misura la serietà e la coerenza delle scelte e dell’azione della politica e delle istituzioni chiamate a governare il nostro territorio.
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