11 Luglio 2026 - 11:11:50
di Martina Colabianchi
La demolizione dell’ex Istituto d’Arte “Fulvio Muzi“, al posto del quale sorgerà un parcheggio a raso da circa cento posti auto, ha generato polemiche e perplessità nei cittadini e nella politica.
Dopo la conferenza stampa tenuta dal Pd aquilano proprio davanti al cantiere, ora è la consigliera Stefania Pezzopane a tornare sul tema, in merito a cui definisce «contraddittorie ed inquietanti le scelte amministrative che hanno portato alla demolizione dell’edificio e alla sua sostituzione con un parcheggio a raso. Sono ampi e diversi i profili della vicenda: dalla modifica della destinazione dell’area da servizio scolastico a parcheggio pubblico, alle procedure urbanistiche adottate; dalla gestione delle risorse pubbliche destinate alle sedi comunali, fino alla tutela della memoria storica e culturale dell’Istituto d’Arte “Fulvio Muzi”».
La consigliera, che ha annunciato il deposito di una interrogazione al sindaco nella giornata di lunedì, ricorda come l’ex Istituto d’Arte Fulvio Muzi non era soltanto un immobile, «ma un luogo della cultura aquilana, della formazione artistica e della memoria collettiva della città. L’edificio, intitolato a una delle figure più importanti della cultura cittadina del Novecento, avrebbe dovuto essere ricostruito con una destinazione culturale e polifunzionale, secondo le precedenti previsioni dell’Amministrazione manifestate con delibera di giunta».
L’intera vicenda, secondo Pezzopane, riporterebbe inoltre in luce la vicenda degli uffici comunali e «tutte le contraddizioni e gli enormi sprechi di risorse pubbliche relative alle sedi comunali. Dal 2017 il Comune dell’Aquila dispone di circa 35 milioni di euro destinati alla realizzazione della sede unica comunale nell’area dell’ex Autoparco, proprio a poche decine di metri da via Filomusi Guelfi dove è stato acquistato l’edificio privato dell’ex catasto. Il finanziamento per la sede unica era stato conquistato dalla giunta Cialente ed era pensato per creare una struttura moderna, efficiente, accessibile, dotata di servizi e parcheggi, superando la frammentazione degli uffici comunali. Nonostante queste risorse disponibili, il Comune continua da anni a sostenere circa un milione di euro l’anno di fitti passivi, mentre il progetto della sede unica è rimasto irrisolto e la scelta annunciata successivamente in alternativa alla sede unica della sede diffusa nel centro storico, e’ stata abbandonata sul nascere e non ha prodotto un piano organico e definitivo, tradendo anche questa ennesima illusione per il rilancio del centro storico».
«Il paradosso è che la giunta Biondi ha rinunciato alla sede unica ma ha un progetto di uffici nell’ex Autoparco, dove risulterebbe previsto un intervento parziale per circa 13 milioni di euro, destinato soltanto ad una parte degli uffici comunali, e sul destino della restante quota del finanziamento originariamente stanziato per la sede unica c’è un buco nero».
«Nel 2025, inoltre – prosegue Pezzopane -, l’Amministrazione ha acquistato, con nostra ferma opposizione, per circa 5 milioni di euro l’ex immobile del Catasto di proprietà privata, destinandolo ad uffici comunali, in un’area caratterizzata da criticità di accessibilità e carenza di parcheggi. Da qui la decisione davvero assurda e contraddittoria di demolire l’ex Istituto Muzi per realizzare gli spazi di sosta necessari».
La consigliera chiede quindi di conoscere con carte e documenti quali valutazioni tecniche, economiche e amministrative abbiano portato a scegliere l’acquisto dell’ex Catasto anziché utilizzare immobili pubblici già disponibili e recuperabili, come lo stesso ex Istituto Muzi, e quali siano i costi complessivi dell’intera operazione.
Una operazione, secondo la consigliera dem, «fatta a pezzi così da non avere il quadro economico complessivo dell’intervento, compresi acquisto dell’ex Catasto, demolizione dell’ex Istituto Muzi, sistemazione dell’area e realizzazione del parcheggio, quanto è costato tutto questo? E poi quale è il costo dei posti auto previsti e le motivazioni tecniche delle spese sostenute; quali gli studi sulla mobilità, sull’accessibilità e sulla sicurezza della viabilità nella zona di via Filomusi Guelfi, destinata ad accogliere nuovi uffici comunali; quali sono le procedure urbanistiche seguite per trasformare un’area destinata a servizi scolastici in un parcheggio pubblico; perché non c’è stato il coinvolgimento del Consiglio comunale nelle scelte di pianificazione urbanistica; e poi il tema del recupero e la tutela delle opere, dei materiali e delle testimonianze storiche dell’Istituto d’Arte».
Un tema specifico riguarda poi, per Pezzopane, la memoria di Fulvio Muzi e dell’istituto a lui intitolato.
«Perché oltre a salvaguardare l’intitolazione storica, la firma originale, bisogna avere a cuore gli elementi identitari dell’edificio e il patrimonio artistico e culturale custodito nella struttura. L’Aquila, Capitale italiana della Cultura, dovrebbe interrogarsi anche sul modo in cui conserva i luoghi che hanno costruito la sua identità. La memoria di un istituto che ha formato generazioni di studenti e artisti non può essere cancellata senza un progetto di valorizzazione, semplicemente con un colpo di ruspa», conclude Stefania Pezzopane.
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