20 Luglio 2026 - 09:38:00

di Marianna Galeota

L’incendio che ieri pomeriggio ha interessato una vasta area della Valle del Campanaro, polmone verde del comune di Poggio Picenze (L’Aquila) molto frequentato da appassionati di trekking e non solo, ha bruciato circa 20 ettari di bosco.

Un bilancio che avrebbe potuto essere ben peggiore, se non ci fosse stato il pronto intervento di vigili del fuoco e protezione civile.

Solo 15 giorni fa si era verificato un altro incendio, nel medesimo punto, in un’area particolarmente impervia e inaccessibile ai mezzi, come osserva il sindaco Raffele Iovenitti che annuncia provvedimenti a tutela e salvaguardia della Valle del Campanaro.

«Siamo vittime di non so cosa o non so chi – afferma il sindaco – il punto dell’incendio è lo stesso della scorsa volta, inaccessibile con i mezzi, abbastanza remoto e sconosciuto ai più. Il nostro paese vive anche di natura, trekking, percorsi ciclabili che si diramano sulla nostra montagna. Quel posto, inoltre, rappresenta per me e per i miei compaesani un luogo di tante scampagnate, giochi all’aperto e tanto altro. una reazione da parte mia e nostra è dovuta».

Sul posto hanno operato 7 unità dei vigili del fuoco con un’autobotte, 6 associazioni e 22 volontari di protezione civile, 6 mezzi Aib, i carabinieri forestali e un mezzo aereo regionale che ha effettuato 9 lanci e questa mattina sono in corso le operazioni di bonifica.

«Ho richiesto l’intervento di tutti i mezzi possibili e questa volta, con i vigili del fuoco e volontari, ce l’abbiamo fatta – sottolinea il primo cittadino – Resta sicuramente il dubbio di come sia possibile che un incendio si riaccenda a distanza di 15 giorni nello stesso posto e nella stessa ora. Nei prossimi giorni valuteremo provvedimenti amministrativi atti ad evitare la libera fruizione di quei luoghi e a limitarne al massimo tutte le attività che si svolgono. Provvederemo, in accordo con le autorità, al monitoraggio delle vie di accesso e, se possibile, anche da remoto. Valle del Campanaro non può rischiare ancora».