26 Luglio 2026 - 18:41:02
di Martina Colabianchi
Una comunità che si riappropria di uno dei suoi simboli più importanti e che simbolo, suo malgrado, lo era diventato della tragedia del terremoto che sconvolse L’Aquila.
A 17 anni dal sisma del 2009, che ne aveva causato danni strutturali gravissimi, ha riaperto al culto la Chiesa dell’Immacolata Concezione di Paganica, che torne ad essere così fondamentale presidio e punto di riferimento non solo per chi ha fede, ma per un’intera comunità che potrà qui ritrovarsi, incontrarsi e confrontarsi così come è sempre stato.
L’evento è stato celebrato a partire dalle 17.30 con una solenne processione dalla chiesa degli Angeli Custodi a quella dell’Immacolata Concezione.
A seguire, la Santa Messa presieduta da S. E. mons. Antonio D’Angelo, arcivescovo metropolita dell’Aquila. Presenti istituzioni ed autorità cittadine.

Un intervento complesso e che ha richiesto anni quello sulla Chiesa della Concezione, finanziato con circa 900 mila euro e che ha previsto anche la sistemazione degli spazi esterni. Un momento che segna un nuovo inizio per la più popolosa frazione del capoluogo di Regione.
«È stato il simbolo del terremoto del 2009 e adesso, per la nostra comunità, è un simbolo di rinascita che speriamo possa precedere anche altre ricostruzioni, come ad esempio la ristrutturazione della Chiesa Madre degli Angeli Custodi e anche della chiesa del Castello – spiega Marino Volpe, animatore culturale del territorio che ha seguito negli anni il restauro della chiesa -. È un augurio affinché si possa ricominciare; la comunità di Paganica non aspettava altro che questo momento. Speravamo di riuscire a veder restituita questa chiesa anche prima, ma purtroppo non è stato possibile perché ci sono state alcune difficoltà di carattere strutturale ed economico. La cosa importante è che adesso possiamo riavere questa struttura: è una nuova rinascita, anche dal punto di vista religioso».

Una nuova rinascita per un territorio che, anche nei momenti più tragici, è però sempre riuscita a trovare i propri punti di riferimento, come spiega il priore Ugo De Paulis.
«Al di là dei danni del terremoto, Paganica non ha sofferto di questa mancanza perché, a sei mesi dal sisma, avevamo già riaperto la chiesa della Madonna d’Appari. Poi sono venute le donazioni, per cui abbiamo avuto tutte chiese periferiche; quello che mancava era la chiesa del paese. Tutte le chiese si trovano nelle piazze principali dei paesi, e Paganica ne ha tante ma nessuna era pronta a essere utilizzata. Così, ora ricomincia a vivere la comunità di Paganica, che era tutta dispersa tra le varie chiese in periferia».

«La piazza è un punto di incontro – spiega ancora il priore -: si vuole creare uno scambio civile e religioso. Il paese comincia così a rivivere; prima, quando le persone uscivano dalla chiesa, c’era una folla che si intratteneva in piazza, ci si scambiava esperienze e ci si rivedeva dopo tanto tempo. Per noi in particolare è una grande soddisfazione perché finalmente si potrà tornare a farlo, e sarà così perché riapre proprio la chiesa della nostra confraternita. Quindi, ricominceremo a fare qui le funzioni che fino ad oggi abbiamo svolto all’interno della chiesa provvisoria, con grande soddisfazione anche dei fedeli. Il nostro compito è quello di ricordare i defunti e recitiamo le lodi ogni domenica proprio a beneficio di essi; ogni settimana ne ricordiamo uno e adesso torneremo a farlo qui. Speriamo che anche i giovani si avvicinino a queste cose, perché la confraternita è qualcosa che unisce al di là delle posizioni politiche».
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