30 Luglio 2026 - 10:41:42

di Martina Colabianchi

«La questione della carenza di servizio sanitario nell’Alto Sangro, di cui si discute oggi in Commissione Vigilanza in Consiglio regionale, assume una centralità che va oltre le dinamiche di uno specifico territorio. Sosteniamo la battaglia che la Cgil conduce da tempo assieme a comitati e altre organizzazioni, e chiediamo che nell’atto aziendale in via di approvazione vengano trovate soluzioni concrete con la definizione di strumenti e risorse finanziarie».

Sono le parole di Angelo Radica, presidente dell’associazione di Comuni ALI Abruzzo. Il territorio, ancora una volta ed in piena stagione estiva, si trova senza il medico del 118. A denunciarlo era stata ancora una volta la Cgil, sottolineando che il sistema di emergenza 118, sulla carta, dovrebbe essere una struttura ad elevata complessità gestionale del Sistema Sanitario Nazionale, con un organico costituito da medici, infermieri e soccorritori, in postazioni che dovrebbero essere distribuite strategicamente per garantire interventi equi ed omogenei su tutto il territorio regionale. Invece, ancora una volta, risulterebbero penalizzate le aree interne.

Radica prosegue: «Parliamo di un’area interna della nostra regione che nel mese di agosto arriva a totalizzare tra le 60mila e le 80mila presenze giornaliere a causa dei flussi turistici, dove la distanza dal presidio ospedaliero più vicino è di ben 40 chilometri, e per cui nei documenti regionali di programmazione è riconosciuta l’esigenza di un intervento stabile. Tutti ciò dovrebbe fare sì che nell’Alto Sangro sia predisposta da tempo per il 118 un’ambulanza medicalizzata. Eppure questo non accade da quasi due anni e manca anche la guardia medica turistica benché ci siano stati ripetuti tentativi per rimediare».

La questione, per Ali Abruzzo, chiama in causa la necessità di un radicale ripensamento degli strumenti a disposizione per dotare le aree interne di servizi all’altezza del resto del Paese: «l’unico modo possibile per garantire equità e coesione territoriale. Non servono gli aiuti una tantum; è di un sostegno continuo e strutturale che c’è bisogno», conclude Radica.