16 Agosto 2026 - 09:55:10
di Martina Colabianchi
A distanza di anni, sul Gran Sasso, la via ferrata del Centenario è ancora chiusa al transito.
A tornare ad accendere i riflettori sull’iconico itinerario che, da Vado di Sole fino oltre Monte Camicia, segue poi le creste rocciose del massiccio del Gran Sasso tra Campo Imperatore e il versante teramano, è il consigliere regionale del Pd Pierpaolo Pietrucci che, come racconta in una nota, ha raccolto le lamentele e il rammarico di tanti escursionisti nella giornata di Ferragosto.
«Sono stati fatti annunci, proclami, riunioni e promesse. Ma anche il 2026 è ormai passato e, ancora una volta, il problema non è stato risolto – scrive il consigliere dem -. Eppure, per rimuovere le cause che determinano l’interdizione del Centenario, sarebbero necessarie risorse tutto sommato modeste, nell’ordine di qualche migliaio di euro. Non si tratta quindi di un’opera impossibile da realizzare, ma della scelta politica di intervenire e dare finalmente una risposta concreta e fattiva a chi vive, frequenta e promuove il Gran Sasso».
«Ancora più incomprensibile è il mancato reperimento delle risorse necessarie, circa 200 mila euro, per completare il sistema ferrato dell’intero Gran Sasso, un progetto che noi del centrosinistra, durante la decima legislatura regionale, abbiamo realizzato investendo 2,5 milioni di euro circa».
«Quelle risorse possono essere trovate nelle pieghe del bilancio regionale. Tanto più alla luce delle numerose variazioni e dei cosiddetti provvedimenti “omnibus” che la maggioranza si appresta ad approvare. Se c’è la volontà politica, le risorse si possono trovare».
«Parallelamente resta al palo anche la realizzazione del nuovo Bivacco Andrea Bafile, una struttura indispensabile per garantire un accesso più sicuro al Corno Grande e che negli anni ha rappresentato un importante elemento di ricovero e attrattività per il Gran Sasso – ha continuato Pietrucci -. Per non parlare della vergognosa situazione che da anni si registra sul versante di Prati di Tivo per la gestione dell’ovovia che riaprirà dal 14 agosto per pochissime settimane penalizzando gli operatori del posto e mortificando le famiglie di turisti a cui per tutto questo tempo è stato di fatto impedito di salire in quota».
«Il problema, dunque, non è la mancanza di idee o di progetti. Il problema è che dalla destra alla guida della Regione continuano ad arrivare proclami, annunci e promesse, mentre sul terreno delle opere concrete troppo spesso non cambia nulla».
«Il Gran Sasso non può vivere di annunci. Gli operatori turistici, gli escursionisti, le guide, gli appassionati e tutti coloro che frequentano la nostra montagna meritano risposte, tempi certi e interventi concreti. Anche quest’anno aspettiamo il prossimo anno. Ma una montagna non può essere amministrata rimandando continuamente al futuro ciò che potrebbe e dovrebbe essere fatto oggi».
«Tutti i sistemi turistici di qualità sono fondati sulla sinergia tra istituzioni: Regioni, Parchi, Comuni, associazioni ambientaliste e dei produttori, CAI, operatori turistici. Risorse, programmazione e coordinamento – conclude il consigliere regionale -: è questa l’unica vera strategia da mettere in campo».
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