17 Agosto 2026 - 17:46:40

di Martina Colabianchi

Una lapide a terra con parte della sepoltura esposta.

È quanto si è trovata davanti una cittadina che si è recata lo scorso 15 agosto, insieme a sua cugina, al cimitero di Ofena, in provincia dell’Aquila, per rendere omaggio ai propri familiari dopo tanti anni.

«Non sono in grado di valutare se nel frattempo animali possano essere entrati nel loculo, ma il solo pensiero è inquietante», scrive la donna nella sua segnalazione.

Segnalazione che si spinge anche ad una denuncia sullo stato della cappella cimiteriale, ancora inagibile a distanza di 17 anni dal sisma del 2009. «Nel nostro caso – scrive -, da anni possiamo soltanto guardare i nostri defunti attraverso la grata chiusa con un lucchetto, senza poter deporre un fiore o accendere un cero. Per la mia famiglia, che vive all’estero, è inoltre estremamente difficile avere informazioni sull’iter di ricostruzione».

«Non so quando sia avvenuto il danneggiamento né se il Comune ne fosse già stato informato. La posizione della lapide fa pensare che qualcuno possa averla almeno spostata o ricomposta dopo la caduta, ma sarà naturalmente necessario accertare come siano andate le cose – prosegue la donna -. Quello che trovo particolarmente grave è che stiamo parlando di una cappella resa inagibile dal terremoto del 2009 e ancora oggi non restituita alle famiglie, e che nel frattempo una sepoltura si è ulteriormente deteriorata fino a lasciare scoperta parte del loculo».

La donna ha quindi deciso di presentare una segnalazione formale al Comune e alle autorità competenti, chiedendo l’accertamento dello stato dei luoghi, la messa in sicurezza della sepoltura e chiarimenti sia sulle circostanze del danneggiamento sia sulla situazione della ricostruzione della cappella.

«Credo che questa vicenda ponga una domanda che va oltre la mia famiglia: quanto ancora deve aspettare un paese terremotato perché anche i suoi morti possano avere una sepoltura dignitosa e sicura?».