18 Agosto 2026 - 11:52:07
di Martina Colabianchi
«Davanti al Morrone che continua a bruciare non basta ringraziare, come è doveroso fare, Vigili del Fuoco, operatori dell’Ente Parco della Maiella (sul campo H24 per monitorare la situazione), volontari, Protezione civile, Forze Armate e tutti gli operatori che da giorni lavorano in condizioni difficilissime. Bisogna avere il coraggio di dire una cosa altrettanto semplice: la macchina dell’antincendio boschivo, così com’è organizzata oggi, non è sufficiente».
Lo scrivono in una nota Fabrizio Giustizieri, segretario provinciale Sinistra Italiana – Avs L’Aquila e
Gino Ciampa, portavoce del partito a Sulmona.
L’incendio divampato il 9 agosto ha interessato il territorio tra Roccacasale, Corfinio e Popoli Terme e, dopo giorni di interventi, il 18 agosto si è notevolmente allargato.
La Protezione civile ha indicato circa 61 ettari in fumo, mentre secondo una stima del Parco nazionale della Maiella sarebbero circa 250 gli ettari interessati. Si parla, quindi, di una superficie compresa tra 610.000 e 2.500.000 metri quadrati. Un patrimonio naturale enorme consumato dal fuoco. Ma l’emergenza, secondo i due esponenti politici, parla anche di una mancata prevenzione degli incendi o, quantomeno, di una riduzione del rischio che questi si propaghino enormemente.
«La Regione Abruzzo aveva dichiarato già dal 22 giugno lo stato di grave pericolosità per gli incendi boschivi sull’intero territorio regionale e dal 6 luglio era operativa la Campagna AIB. Il Piano regionale AIB 2026-2028, approvato poche settimane fa, afferma esplicitamente di voler minimizzare il rischio di innesco, garantire interventi tempestivi, mappare le aree a rischio e coordinare Protezione civile, Vigili del Fuoco, enti locali e volontariato. Se dopo oltre una settimana di incendio occorrono ancora Canadair, elicotteri, Esercito, bulldozer e fasce tagliafuoco realizzate durante l’emergenza, è legittimo chiedere quanto di ciò che oggi viene fatto sotto le fiamme avrebbe potuto essere programmato e realizzato prima dell’estate», si legge nella nota.
«Non tutti gli incendi possono essere impediti – proseguono -, possono però essere ridotte enormemente le possibilità che un innesco diventi un incendio incontrollabile attraverso manutenzione del territorio, gestione della vegetazione nel rispetto che si deve ad un’area protetta, viabilità e punti di accesso efficienti, vasche e punti di approvvigionamento idrico, fasce tagliafuoco nelle aree strategiche, sorveglianza nei periodi di massimo rischio e soprattutto squadre sufficienti, formate e immediatamente disponibili».
La difficoltà nel fronteggiare le fiamme, secondo Giustizieri e Ciampa, risiederebbe anche nella frammentazione che sarebbe seguita alla soppressione del Corpo Forestale dello Stato. «Non si tratta di mettere in discussione la professionalità di chi oggi opera, che anzi ringraziamo – dichiarano -, ma di riconoscere che quella riorganizzazione ha frammentato, a nostro avviso, competenze e professionalità che devono tornare a dialogare dentro una struttura stabile e specializzata».
C’è poi una risorsa che l’Abruzzo deve decidere finalmente di valorizzare secondo Sinistra Italiana: il volontariato AIB formato e specializzato. «La Toscana dispone di un sistema regionale nel quale i volontari antincendio boschivo vengono sottoposti a formazione specifica, verifica dell’idoneità fisica, addestramento e aggiornamento e operano integrati nell’organizzazione regionale. La Sala Operativa Unificata Permanente toscana lavora 24 ore su 24 e vede operare insieme Regione, Vigili del Fuoco e associazioni di volontariato AIB. Il Piemonte ha costruito un modello analogo, con un Corpo Volontari Antincendi Boschivi inserito stabilmente nel sistema operativo regionale e impiegato non soltanto nello spegnimento, ma nella prevenzione, nel monitoraggio dei punti di approvvigionamento idrico, nella bonifica, nella formazione e nelle esercitazioni. Per il 2026 la Regione Piemonte ha inoltre adottato un Piano AIB 2026-2030 e mantiene una specifica convenzione con il Corpo volontari AIB».
«È questa la strada sulla quale chiediamo alla Regione Abruzzo di muoversi immediatamente: creare una vera rete territoriale AIB, formare volontari civili, dotarli di dispositivi di protezione, mezzi e attrezzature, organizzare presidi nelle aree più esposte, programmare esercitazioni e attività di prevenzione durante tutto l’anno e valorizzare chi possiede conoscenze del territorio e competenze specifiche anziché considerarlo un intralcio. A meno che la Regione Abruzzo non intenda perfezionare riti propiziatori per salvifiche piogge, è arrivato il momento di costruire un sistema antincendio degno di questo nome».
«Il Morrone non può diventare periodicamente il simbolo delle nostre incapacità. La prevenzione costa infinitamente meno della distruzione di un bosco. Bisogna cominciare adesso, non alla prossima colonna di fumo», concludono Giustizieri e Ciampa.
LAQTV Live