19 Agosto 2026 - 16:56:55

di Vanni Biordi

L’Abruzzo accelera sul turismo nei piccoli Comuni e si affaccia alla seconda parte dell’anno con numeri che confermano una tendenza ormai evidente e i borghi stanno guadagnando spazio nelle scelte dei viaggiatori. Nel primo semestre del 2026 le presenze nei piccoli Comuni abruzzesi sono aumentate del 10,9%, secondo i dati rilanciati sull’andamento delle prenotazioni. Una crescita che porta la regione al secondo posto nazionale, dietro la Calabria. Il dato si accompagna a un altro risultato significativo. Sul fronte internazionale, l’Abruzzo ha registrato un aumento del 14,04% degli arrivi di visitatori stranieri nei primi sei mesi dell’anno, collocandosi al terzo posto in Italia dopo Calabria e Puglia. La rilevazione è basata sui dati del Viminale raccolti attraverso la piattaforma Alloggiati Web della Polizia di Stato. Sono numeri importanti, soprattutto per una regione che punta da tempo sulla valorizzazione delle aree interne. Ed è proprio qui che l’assessore regionale agli Enti locali Roberto Santangelo individua un possibile cambio di passo, non più soltanto le località costiere o le grandi mete, ma anche i piccoli centri, la loro storia, il paesaggio, l’enogastronomia e le tradizioni. Santangelo parla di turismo della rinascita e considera la crescita una conferma della strategia regionale legata ai borghi e al turismo delle radici. Ma sui risultati è necessaria una distinzione. I numeri dimostrano che il turismo cresce, non dimostrano, da soli, che a produrlo siano state le politiche regionali. C’è poi la questione decisiva della ricaduta sul territorio. Più visitatori non significa automaticamente più lavoro, più negozi aperti o meno spopolamento. Per stabilire se i borghi stanno davvero beneficiando della crescita servirebbero dati sulla durata dei soggiorni, sulla spesa dei turisti e sull’impatto sulle attività economiche. Il segnale, comunque, è incoraggiante. Anche il turismo internazionale mostra interesse per un Abruzzo fatto di piccoli centri, natura ed esperienze lontane dai circuiti più affollati. Adesso potrebbe davvero essere interessante trasformare l’aumento delle presenze in sviluppo stabile. A mio avviso non dobbiamo contare quanti turisti sono arrivati, ma quanti motivi avranno per tornare e quanto di quella ricchezza resterà nei paesi che li hanno accolti.