29 Agosto 2026 - 18:20:52
di Vanni Biordi
Il perdono apre davvero al futuro? È la domanda attorno alla quale si è sviluppata la quarta edizione del Summit “Il Perdono nutre il Mondo”, ospitato al Teatro San Filippo nell’ambito della 732ª Perdonanza Celestiniana.
Un interrogativo che porta il tema della riconciliazione fuori dalla dimensione strettamente religiosa e lo mette a confronto con filosofia, educazione e vita civile. Al centro del confronto ci sono memoria e responsabilità: due parole che rendono il tema del perdono meno semplice di quanto possa apparire. Per guardare avanti, infatti, non è necessariamente necessario cancellare quello che è successo. Al contrario, la memoria può essere il punto di partenza per comprendere gli errori, assumersi le proprie responsabilità e provare a ricostruire rapporti interrotti e spezzati.
È stata questa la questione più delicata del summit. Il perdono può aiutare a rimarginare una ferita, ma non può essere confuso con il fatto di averla guarita. Perdonare una persona, una comunità o chi ha commesso un errore non significa automaticamente negare le conseguenze delle proprie azioni. È proprio su questo confine che il confronto ha acquistato un valore concreto. A discutere del tema sono stati invitati filosofi, educatori e giovani, chiamati a confrontarsi su come memoria e responsabilità possano convivere con la necessità di costruire il futuro.
«La declinazione del forte messaggio di perdono, di riconciliazione e di pace di Papa Celestino, se affidato ai giovani, può trovare una forza dirompente – ha dichiarato il giornalista Goffredo Palmerini -. E può, come in altri casi, generare un impegno profondo per dare una svolta alla contemporaneità per costruire un nuovo umanesimo, un mondo migliore. Questo è il substrato profondo di questa nostra iniziativa che oggi ha avuto l’adesione importante di Giorgia Meloni, che ha affidato ad una lettera la sua riflessione».
Tra gli ospiti sono intervenuti Massimo Cacciari, Diego Fusaro e Francesco Giorgino. A moderare l’incontro è stata Francesca Pompa.
Il confronto assume così un significato che va oltre l’appuntamento culturale. Il perdono riguarda infatti anche la quotidianità perché diventa una relazione personale, un conflitto tra persone, una divisione nella comunità. In tutti questi casi la domanda resta la stessa: è possibile andare avanti senza fare finta che niente, ma proprio niente, sia successo? La risposta non può essere automatica e non basta una parola per risolvere un conflitto. Servono consapevolezza, responsabilità e, quando possibile, la volontà di ricostruire. È proprio questa la questione lasciata aperta dal summit. Se il futuro ha bisogno del perdono, il perdono ha bisogno prima di tutto della memoria.
«Bisogna costruire il futuro senza cancellare il passato, perché se si cancella quest’ultimo si cancella anche la possibilità del futuro e resta solo il presente – ha spiegato l’opinionista e saggista Diego Fusaro -. Il perdono ha una parte fondamentale in questo processo perché spezza la logica del “do ut des” oggi dominante e interrompe anche la logica bellica della guerra intesa come restituzione dell’offesa. Quindi, il perdono può essere la via principale, se non esclusiva, per costruire un futuro diverso da quello macchiato da conflitti e stragi che sembra essere attualmente il nostro futuro. Come diceva Hegel, il primo gesto per poter perdonare è comprendere come non si sia noi stesso innocenti, e quindi comprendendo la propria colpevolezza si può perdonare all’altro, nell’attesa di venir perdonati a propria volta».
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