28 Settembre 2026 - 18:31:22
di Andrea Di Paolo
Il Consiglio comunale aquilano ha bocciato nella seduta odierna un ordine del giorno presentato dall’opposizione che proponeva l’eliminazione della compartecipazione privata ai servizi sociali offerti dal Comune.
La proposta, a prima firma del consigliere Enrico Verini, mirava a garantire servizi come l’assistenza domiciliare in maniera completamente gratuita a tutta la platea dei cittadini, senza alcuna distinzione economica come, ad esempio, quella che prevede la compartecipazione massima al 30 % del costo del servizio per ISEE superiori a 36mila euro.
«Da novembre – apre il promoter della proposta – i cittadini aquilani pagheranno una quota di compartecipazione per ricevere assistenza domiciliare sanitaria in casa ossia stiamo parlando di quelle persone, di quelle famiglie, che hanno a casa una situazione grave di invalidità di un congiunto o di un familiare. Fino a ieri questo servizio, seppur minimale, che certamente non andava a coprire tutte le esigenze era comunque quantomeno gratuito per tutti quanti. Da domani – spiega – hanno deciso di far pagare».

L’obiettivo della proposta sarebbe stato quello di garantire la gratuità del diritto alla salute, per tutelare una classe media alle prese con rincari praticamente generalizzati.
«Non possiamo trattare la salute – va avanti Verini – come uno degli altri servizi, come mense o trasporti, in cui è giustificabili che ha di più possa in qualche maniera anche pagarsi quel tipo di servizio. La salute è un diritto essenziale, cioè se cominciamo anche a far passare il principio che il paziente non è un paziente ma è un consumatore non solo è finito lo Stato sociale – conclude – ma è finito proprio lo Stato, è finito il senso di una nazione».
Non è d’accordo l’assessore competente Manuela Tursini, che ha rimarcato come la direzione da seguire sia quella di una compartecipazione equilibrata che garantisca la gratuità del servizio solo a chi non potrebbe fare altrimenti.
«Dare tutto a tutti – commenta – è un principio che và contro l’equità sociale. Significherebbe proprio che, in vigenza di una legge che dice di differenziare, io devo dare le stesse ore di servizio a tutti e questo, insomma, non è possibile. Questo perché – va avanti – si avvantaggerebbero le classi più abbienti a svantaggio delle classi meno abbienti».

Centrale, nella risposta di Tursini, la tutela della fascia più fragile non solo al giorno d’oggi, ma anche in momenti storici dove le risorse potrebbero essere più limitate, seguendo gli esempi di modelli regionali virtuosi.
«Il regolamento – spiega Tursini – toglie potere alla politica. Oggi possiamo avere tante risorse, come viene detto, ed inserirle nella disabilità e nei servizi sociali a domanda individuale ma è un tema che non regge, infatti le regioni del nord da tanto tempo applicano le compartecipazioni. Sinceramente la peculiarità è che una legge di equità sociale che è proprio voluta dal Governo di centro-sinistra e che va a vantaggio delle fasce più deboli – conclude – oggi venga rinnegata dall’opposizione».
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