19 Ottobre 2026 - 11:17:07

di Tommaso Cotellessa

Una questione locale, ma non soltanto. I consiglieri comunali Enrico Verini e Gianni Padovani riportano l’attenzione sul futuro dei 1.600 alloggi del Progetto Case e sulla prospettiva del loro affidamento al fondo immobiliare Invimit. Una vicenda che i due esponenti dell’opposizione inseriscono nel più ampio dibattito europeo sul diritto all’abitare, richiamando le mobilitazioni che, da Madrid a Barcellona, fino a Berlino, hanno portato migliaia di cittadini a scendere in piazza contro il caro casa e le trasformazioni del mercato immobiliare.

Al centro delle preoccupazioni dei due consiglieri c’è il rischio che un patrimonio pubblico, realizzato per offrire una risposta all’emergenza abitativa seguita al terremoto del 2009, finisca per essere assoggettato a logiche di mercato, perdendo progressivamente la propria funzione sociale.

«Non permetteremo che L’Aquila diventi come Barcellona, Madrid o Berlino!», è il monito lanciato da Verini e Padovani, che individuano nella crescente finanziarizzazione del mercato immobiliare uno dei principali fattori alla base delle crisi abitative che interessano diverse città europee. Un fenomeno che, secondo i consiglieri, rischia di trasformare la casa da diritto fondamentale a bene economico subordinato alle esigenze di redditività.

È proprio in questa prospettiva che i due esponenti dell’assise civica contestano l’operazione riguardante il Progetto Case. Sebbene l’affidamento a Invimit venga prospettato come un’opportunità di valorizzazione e rilancio delle strutture, per Verini e Padovani rappresenterebbe invece il rischio di snaturare la destinazione originaria degli immobili, sottraendo al Comune uno strumento fondamentale per intervenire direttamente sulle politiche abitative.

«Affidare un patrimonio di queste dimensioni a una società che opera nella valorizzazione immobiliare significa introdurre una logica diversa da quella che dovrebbe guidare una politica pubblica della casa. Quando gli immobili entrano in un circuito orientato alla redditività, la conseguenza è una pressione crescente sulla loro valorizzazione economica e sui ricavi che possono generare. E quando la casa viene governata dalle logiche del mercato, sono le persone con redditi più bassi e medi a rischiare di essere espulse».

Per i due consiglieri, dunque, il nodo non riguarda soltanto la gestione di un importante patrimonio immobiliare, ma il modello di città che L’Aquila intende costruire nei prossimi anni. L’obiettivo dichiarato è prevenire l’insorgere di una crisi abitativa, evitando scelte che potrebbero produrre conseguenze difficilmente reversibili.

«Bisogna agire adesso, impedire che il problema si produca, non intervenire dopo quando correggere gli effetti di una scelta sbagliata diventa molto più difficile», sottolineano.

Una posizione che si contrappone nettamente a quella dell’amministrazione comunale, favorevole all’operazione di affidamento degli alloggi a Invimit. Da qui la richiesta di chiarire quale strategia si intenda adottare per garantire che il patrimonio del Progetto Case continui a rispondere alle esigenze della collettività.

«Non stiamo parlando di immobili qualsiasi, ma di una risorsa pubblica straordinaria, che dovrebbe consentire al Comune di svolgere un ruolo attivo nel mercato abitativo, invece di rinunciare a una parte così importante della propria capacità di intervento».

Verini e Padovani chiedono quindi di fermare il progetto e aprire un confronto pubblico, coinvolgendo il Consiglio comunale e la cittadinanza nella definizione di una strategia alternativa, capace di coniugare il recupero e la valorizzazione degli immobili con la tutela del diritto alla casa.

Una battaglia che, precisano, non intendono condurre sul piano ideologico, ma su quello delle conseguenze concrete che le scelte amministrative di oggi potrebbero avere sul futuro della città.

«Le proteste europee dovrebbero rappresentare un avvertimento per tutti: quando ci si accorge che il mercato immobiliare ha escluso una parte consistente della popolazione, spesso è già troppo tardi per intervenire senza costi sociali enormi. Le amministrazioni che hanno a cuore il futuro delle proprie città devono imparare da quelle esperienze, non ripeterle».

L’Aquila, secondo i due consiglieri, avrebbe ancora la possibilità di intraprendere una strada diversa, utilizzando il proprio patrimonio immobiliare per costruire una politica abitativa pubblica, lungimirante e attenta alle necessità dei cittadini.

«Non vogliamo scendere in piazza domani per chiedere di correggere ciò che oggi possiamo impedire. Vogliamo agire oggi perché domani gli aquilani non siano costretti a scendere in piazza per difendere il proprio diritto alla casa», concludono Verini e Padovani, ribadendo che il patrimonio pubblico deve rimanere uno strumento al servizio della comunità e non diventare il possibile punto di partenza di una futura crisi abitativa.