23 Ottobre 2026 - 17:50:07

di Tommaso Cotellessa

Non soltanto un nuovo polo religioso, ma anche un luogo di incontro, condivisione e solidarietà, destinato a diventare un punto di riferimento per l’intera comunità.

È con queste parole che il cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo emerito dell’Aquila, ha presentato la nuova chiesa del quartiere di Cansatessa, inaugurata questo pomeriggio e dedicata a San Giovanni da Capestrano.

Un’opera attesa da anni, che il cardinale ha definito «un atto di provvidenza straordinaria che è stato concesso a questa comunità». Petrocchi non ha nascosto le difficoltà che hanno accompagnato il lungo percorso di realizzazione del complesso parrocchiale, immaginato dalla diocesi già prima del terremoto del 2009, ma concretamente avviato soltanto durante il suo episcopato e giunto oggi a compimento.

«È stato un percorso faticoso, che ha richiesto molta determinazione e perseveranza, ma che è arrivato a compimento grazie alla partecipazione di tanti. Quando ho concluso il mio mandato di vescovo qui all’Aquila, la struttura era già completata, ma mancavano ancora molti aspetti funzionali. Tutto questo è stato portato a termine con competenza dal mio successore», ha ricordato Petrocchi, esprimendo soddisfazione per il risultato raggiunto.

«Oggi sono molto contento perché questa chiesa, con le strutture pastorali ad essa congiunte, non rappresenta soltanto una polarità religiosa, ma anche un’opportunità sociale», ha aggiunto il cardinale, sottolineando la vocazione del nuovo complesso a essere uno spazio di incontro e solidarietà, espressione di una dimensione evangelica attenta anche ai bisogni umani e sociali del territorio.

L’inaugurazione si è svolta nel giorno della memoria liturgica di San Giovanni da Capestrano, con una celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Petrocchi e concelebrata dall’arcivescovo dell’Aquila, monsignor Antonio D’Angelo, e dal parroco, don Marco Manoni. Nel corso della messa, alla presenza di numerosi fedeli che hanno riempito il nuovo edificio, si è svolto il solenne rito della dedicazione della chiesa e dell’altare nel corso del quale è stata posta all’interno della chiesa una reliquia del Santo.

Un momento particolarmente significativo per il popoloso quartiere aquilano, che vede finalmente completarsi un progetto rimasto a lungo in sospeso.

A ripercorrere le tappe della realizzazione è stato anche l’attuale arcivescovo dell’Aquila, monsignor Antonio D’Angelo.

«È un progetto iniziato tanti anni fa. Inizialmente era soltanto un’idea, poi il terremoto ne ha rallentato il percorso. È stato successivamente il cardinale Petrocchi, durante il suo episcopato, a riprendere in mano l’operazione», ha spiegato D’Angelo, evidenziando il valore del nuovo edificio per la vita del quartiere.

«Si tratta di un punto di riferimento centrale per la realtà sociale di questo territorio. Lo è dal punto di vista ecclesiale, perché offre un luogo nel quale ascoltare insieme la Parola, celebrare i misteri della grazia di Dio e crescere come Chiesa, ma lo è anche dal punto di vista sociale, perché rappresenta uno spazio di condivisione e aggregazione».

Il nuovo complesso parrocchiale è stato realizzato con un investimento complessivo di circa 3,5 milioni di euro, finanziato per il 75% attraverso i fondi dell’8xmille destinati alla Chiesa cattolica dai contribuenti italiani. Il restante 25% è stato coperto grazie all’impegno dell’Arcidiocesi, della Parrocchia e di diversi benefattori, tra cui la Fondazione Carispaq.

Determinante è stato il lavoro svolto durante l’episcopato del cardinale Petrocchi, che ha consentito di ottenere i finanziamenti necessari e avviare i lavori. Al suo successore, monsignor D’Angelo, è spettato il compito di completare l’iter amministrativo e rendere finalmente disponibili alla comunità la chiesa e gli spazi pastorali.

Il progetto architettonico porta la firma di Leonardo Nardis e dello staff dello studio Nardis Architetti dell’Aquila. L’obiettivo è stato quello di realizzare un edificio moderno e riconoscibile, capace di inserirsi armoniosamente nel contesto urbano di Cansatessa senza rinunciare alla propria identità religiosa.

«L’idea progettuale di base è stata quella di inserirsi all’interno di un quartiere che non presentava un tessuto storico compatto con un segno architettonico moderno, riconoscibile e non monumentale, ma allo stesso tempo fortemente espressivo della sacralità del luogo», ha spiegato il progettista.

La particolare conformazione del terreno ha portato a distribuire gli ambienti su due livelli, con il salone parrocchiale collocato al di sotto dell’aula liturgica. Una scelta che ha permesso di ricavare anche ampi spazi esterni destinati alla socialità, tra cui un sagrato aperto al quartiere e una corte interna scoperta, pensata soprattutto per le attività rivolte ai bambini.

A caratterizzare l’edificio sono la grande vetrata d’ingresso, attraversata da una croce bianca, e il campanile, visibile da diversi punti del quartiere. All’interno, un particolare sistema di illuminazione naturale posto dietro l’altare permette alla luce di irradiarsi dall’alto, contribuendo a creare un’atmosfera raccolta e suggestiva.

I lavori sono stati eseguiti dall’impresa degli ingegneri Armido e Pierluigi Frezza.

Con la dedicazione della nuova chiesa di San Giovanni da Capestrano si conclude dunque un lungo percorso, segnato dalle difficoltà del post-terremoto e dall’impegno di più episcopati. Per Cansatessa si apre ora una nuova stagione, con uno spazio che, accanto alla sua funzione liturgica e pastorale, si propone di diventare un centro di aggregazione e solidarietà, capace di rafforzare i legami all’interno della comunità e contribuire alla vita sociale dell’intero quartiere.