18 Maggio 2026 - 10:24:26

di Martina Colabianchi

È stata definitivamente archiviata dal Gip del Tribunale di Teramo l’inchiesta sulla tragica morte dei due alpinisti romagnoli Cristian Gualdi e Luca Perazzini, avvenuta nel dicembre del 2024.

L’inchiesta era stata aperta su un responsabile dei soccorsi dopo l’esposto presentato dai familiari delle vittime, che avevano poi annunciato opposizione alla richiesta di archiviazione da parte della Procura. Secondo gli avvocati delle famiglie, uno dei due alpinisti comunicò correttamente la propria posizione ai soccorritori, ma da questi non fu riportata fedelmente compromettendo quindi l’efficacia dell’intervento.

Ma per il Giudice per le indagini preliminari, che chiude definitivamente la vicenda giudiziaria, non ci furono negligenze o ritardi imputabili alla macchina delle emergenze. La tragedia sarebbe, quindi, da ascrivere unicamente alle condizioni meteo proibitive. 

Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico e il relativo Servizio Regionale Abruzzo hanno preso atto della decisione. «Nel corso di questi mesi – si legge in una nota – il CNSAS ha sempre avuto piena fiducia nel lavoro della Magistratura e degli organi inquirenti, collaborando con la massima trasparenza affinché fosse fatta completa luce sull’accaduto. La decisione assunta dall’Autorità giudiziaria conferma quanto emerso nel corso delle indagini, riconoscendo l’assenza di negligenze o ritardi imputabili alla
macchina dei soccorsi e consente allo stesso tempo di riabilitare la figura del Delegato del Soccorso Alpino abruzzese coinvolto nelle indagini, che ha operato con l’unico obiettivo che accomuna tutti i soccorritori e le soccorritrici in ogni singola missione: prestare soccorso a chiunque sia in difficoltà».

«La montagna è un ambiente straordinario ma, allo stesso tempo, severo e imprevedibile – sottolineano -. In contesti caratterizzati da condizioni meteorologiche estreme, come quelle registrate sul Gran Sasso nei giorni della tragedia, anche l’esperienza e la preparazione possono non essere sufficienti ad annullare ogni rischio. Non sempre, negli incidenti in montagna, esiste necessariamente un responsabile umano da individuare. Questa insistente e ormai ordinaria ricerca di responsabilità esterne a seguito di gravi incidenti in montagna, rischia di ingenerare un sentimento di avvilimento in chi accorre per prestare soccorso, rispetto a situazioni in cui l’unico obiettivo è quello di mettere a disposizione le proprie competenze, anche arrivando talvolta a sacrificare la propria vita nel tentativo di salvare quella altrui».

«Per questo motivo il Soccorso Alpino e Speleologico continua a richiamare il principio dell’autoresponsabilità, elemento fondamentale nella frequentazione dell’ambiente montano e impervio. Pianificazione, preparazione tecnica, valutazione delle condizioni meteo e consapevolezza dei propri limiti rappresentano strumenti essenziali per ridurre i rischi, pur senza poterli eliminare completamente».

«Il Soccorso Alpino continua a rappresentare una risorsa insostituibile per garantire un sistema di soccorso tempestivo, altamente qualificato e ramificato, in quanto conosce profondamente le peculiarità dell’ambiente montano, così come i limiti operativi che condizioni estreme possono imporre a ogni assetto di soccorso, terrestre e aereo – continuano -. Nonostante questo, le donne e gli uomini del CNSAS, insieme a tutte le istituzioni coinvolte nelle operazioni di emergenza, operano quotidianamente con professionalità, competenza e spirito di servizio, spesso in scenari altamente complessi, mettendo sempre il massimo impegno umano e tecnico possibile».

«Nel ribadire il nostro cordoglio per questa tragedia e a tutti i familiari delle vittime della montagna – conclude la nota-, il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico proseguirà nella sua costante opera di solidarietà, altruismo e tutela dell’ambiente montano e ipogeo».