11 Giugno 2026 - 12:12:35

di Vanni Biordi

Il Tar dell’Aquila ha rinviato al 26 febbraio 2027 la decisione definitiva sul ricorso presentato contro la legge regionale che nel 2024 ha ridotto drasticamente il perimetro della Riserva Naturale del Borsacchio, sulla costa teramana.

Il tribunale amministrativo ha ritenuto opportuno lasciare spazio alla politica, dopo che negli ultimi mesi si sono moltiplicati segnali istituzionali che indicano la strada per uscire dall’impasse. Nel gennaio 2026 il Ministero dell’Ambiente ha scritto formalmente alla Regione Abruzzo, richiamandola al rispetto degli impegni assunti dal presidente regionale, e ha ribadito come i passi compiuti non risultassero conformi alla legislazione nazionale sulle aree protette. Non era la prima lettera.

Il Ministero aveva già scritto in precedenza, e la risposta regionale era rimasta largamente insufficiente. Nel marzo 2026 la Prima Commissione del Consiglio Regionale ha approvato, con il voto favorevole di maggioranza e opposizioni, un disegno di legge che ripristina circa 1.100 ettari di norme transitorie di tutela sull’ex perimetro storico della riserva. Un atto trasversale, raro nella politica abruzzese, che attende soltanto il voto definitivo dell’aula. Quell’aula che non si è ancora pronunciata.

«I passi compiuti finora non risultino conformi agli obblighi previsti dalla legislazione nazionale in materia di aree protette», ha scritto il Ministero dell’Ambiente alla Regione Abruzzo nel gennaio 2026. È qui che c’è un problema.

La riduzione del perimetro della riserva era avvenuta nel 2024 senza consultare l’ente locale e senza alcuna relazione tecnico-scientifica, elementi che la normativa quadro nazionale considera essenziali. Il TAR lo sa, il Ministero lo sa, la stessa commissione regionale lo ha implicitamente riconosciuto approvando il ddl correttivo.

Eppure il Consiglio Regionale non ha ancora convocato il voto finale, trasformando un atto già maturo in uno strumento di pressione differita. Il rinvio al 2027 non è una sconfitta per nessuno e non è una vittoria per nessuno. È una scelta precisa del collegio giudicante, che ha preferito non pronunciarsi su una norma regionale ancora in movimento, concedendo al legislatore locale il tempo per mettere ordine in casa propria.

Se entro febbraio 2027 il Consiglio Regionale avrà approvato il ddl e avviato il Piano di Assetto Naturalistico, il ricorso potrebbe perdere gran parte del suo oggetto. Se non lo avrà fatto, il Tar dovrà decidere in un quadro rimasto immutato, con tutte le conseguenze del caso.