08 Agosto 2026 - 11:02:35

di Vanni Biordi

L’emergenza non è finita. È semplicemente cambiata. Le grandi colonne di fumo che nei giorni scorsi hanno segnato il cielo dell’Abruzzo lasciano spazio a un lavoro meno evidente, ma decisivo. Le squadre continuano a presidiare boschi e montagne, controllano il terreno, spengono le ultime fumarole e cercano ogni punto ancora caldo. È una corsa contro il tempo, perché basta una brace rimasta sotto la vegetazione e un colpo di vento per riportare tutto al punto di partenza.

L’aggiornamento della sala operativa unificata permanente delle 10 conferma che il fronte più impegnativo resta quello di Roio. Un elicottero regionale ha effettuato un sorvolo dell’area, mentre diciotto volontari della Protezione civile lavorano insieme ai Vigili del fuoco nelle attività di controllo e bonifica. Sul posto sono presenti anche i funzionari dell’Agenzia regionale di Protezione civile che coordinano gli interventi.

Anche a Rocca di Cambio la situazione richiede attenzione. I due elicotteri regionali, dopo il rifornimento di carburante, sono pronti a operare contemporaneamente sullo stesso fronte. A terra dieci volontari e i Vigili del fuoco continuano la bonifica, con l’obiettivo di eliminare ogni possibile ripresa delle fiamme.

Nel resto della regione il quadro resta articolato. A Chieti, nella zona di Fontanelle, sono intervenute una squadra della Protezione civile e i Vigili del fuoco per lo spegnimento del rogo. Tra Montefino e Castiglione Messer Raimondo le operazioni risultano più complesse per la difficoltà di raggiungere l’area via terra. Per questo sono stati attivati due Canadair che affiancano le tredici unità impegnate sul posto.

Le attività proseguono anche ad Alanno, a Bisegna e a Collarmele. In tutti e tre i casi si lavora sulla bonifica e sul controllo del territorio. A Bisegna si cercano nuove squadre di volontari per rafforzare il presidio, segno che l’emergenza richiede ancora uomini e risorse.

Nota a margine: quasi tutti gli incendi entrano ormai rapidamente nella fase della bonifica, ma questa fase si prolunga per giorni. È il segnale di una vegetazione estremamente secca e di un terreno che continua a trattenere calore anche quando le fiamme non sono più visibili. Non è un dettaglio tecnico. È un cambiamento che impone un’organizzazione diversa, con squadre capaci di restare sul posto molto più a lungo rispetto al passato.

Forse è proprio qui che risiede il nocciolo della questione. Non aumentare soltanto i mezzi aerei nei giorni dell’emergenza, ma creare nuclei permanenti di sorveglianza nei territori più esposti durante tutta l’estate, coinvolgendo i Comuni, i volontari e chi quei boschi li conosce sentiero per sentiero. Intervenire quando il fumo è già visibile resta indispensabile. Accorgersi di quello che sta per accadere sarebbe ancora più utile. Per ora la priorità resta la stessa. Tenere sotto controllo ogni fronte e non concedere spazio a nuove ripartenze. È un lavoro che non finisce quando il fuoco si spegne. Forse comincia proprio in quel momento.