12 Maggio 2026 - 10:30:57
di Marianna Galeota
«Dopo alcune settimane di lavori ha riaperto la tratta ferroviaria L’Aquila-Sulmona e tanto basta all’Amministrazione comunale per rullare tamburi e squillare trombe nella consueta comunicazione autocelebrativa ed esagerata. Si tratta certamente di opere di manutenzione straordinaria e di miglioramento della sicurezza necessarie e utili, ma che non incidono né sui tempi di percorrenza né sul numero delle corse, e che soprattutto non risolvono i gravi problemi infrastrutturali delle aree interne, ancora prive di un collegamento ferroviario efficiente a beneficio di pendolari e studenti».
Lo scrive in una nota il consigliere comunale Gianni Padovani che sottolinea come i territori a pochi chilometri dal capoluogo continuino ad essere «difficilmente accessibili, come l’intera Valle Subequana.
Eppure, secondo l’amministrazione, la semplice riapertura della linea ‘rappresenta un passo concreto per
migliorare l’accessibilità e la qualità della vita nelle nostre comunità’. Davvero un risultato straordinario per una ferrovia che esiste, pressoché immutata, dal 1883».
«È appena il caso di ricordare che la tratta è rimasta chiusa per circa un mese per lavori di manutenzione e per interventi di miglioramento della sicurezza sull’intera linea Terni–Sulmona, finanziati con fondi PNRR. Interventi necessari e condivisibili, ma da qui a sostenere, come fa il Comune, che si tratti di un’opera che ‘rafforza le prospettive di sviluppo dell’intero comprensorio’, ce ne corre.- prosegue – Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di come questa Amministrazione abbia sostituito il fare con il
comunicare, cercando di coprire i propri reiterati fallimenti attraverso una comunicazione ossessiva ed
enfatica, proprio a un anno dalla fine del mandato, quando una classe dirigente seria dovrebbe limitarsi a
rendicontare quanto effettivamente realizzato».
«Invece di celebrare l’ovvio, cioè la conclusione di normali lavori di manutenzione su una linea ferroviaria
esistente, l’amministrazione comunale dovrebbe spiegare perché L’Aquila sia stata esclusa da ogni
investimento infrastrutturale strategico dei governi ‘amici’ Meloni e Marsilio: esclusa dalla ferrovia Roma-
Avezzano-Pescara, esclusa dalle reti strategiche europee, esclusa da ogni vera connettività avanzata ed
esclusa da opere pubbliche significative per il futuro delle aree interne – aggiunge – Anche il Pnrr è stata un’occasione persa. Invece di disperdere risorse nella candida pavimentazione, nel “pensolone” in piazza e in pseudo-eventi culturali che nulla lasciano alla città, l’amministrazione avrebbe potuto riprendere e completare il progetto della metropolitana di superficie da Scoppito a San Demetrio, utilizzando i fondi del PNRR anche per velocizzare realmente la linea ferroviaria verso Sulmona, valida alternativa a strade tortuose e costose in termini di percorrenza. Quella sì che sarebbe stata un’opera strategica per le aree interne. Allo stesso modo, dopo la costruzione della costosa bretella ferroviaria verso Pescara, sarebbe stato necessario aumentare il numero delle corse dei treni, considerato che gli attuali orari risultano del tutto inutili per studenti e lavoratori pendolari».
«Si sarebbe inoltre dovuto convincere la Regione e Tua a migliorare i collegamenti verso le aree interne e Roma, invece di inseguire logiche di gestione privatistica della mobilità che stanno contribuendo a
marginalizzare ulteriormente territori già penalizzati. E ancora, si sarebbe dovuto dare finalmente attuazione al progetto Metrobus, dopo nove anni di ritardi e promesse disattese. Un progetto che avrebbe rappresentato una vera svolta per il trasporto pubblico e per la mobilità sostenibile cittadina.
L’Aquila oggi è fuori da tutto, e non soltanto sul piano della mobilità – conclude – E allora via libera agli squilli di tromba e alle dichiarazioni di “soddisfazione” per una presunta opera “strategica” come la ferrovia L’Aquila-Sulmona, come se si trattasse di una nuova infrastruttura. Del resto,
non avendo realizzato nulla di realmente significativo, l’Amministrazione aquilana prova, con la magia della comunicazione, a lucidare l’esistente facendolo passare per nuovo. Ma dopo nove anni di promesse mancate, gli aquilani non abboccano più».
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