25 Giugno 2026 - 10:00:17
di Tommaso Cotellessa
«La vera sfida inizia adesso». È con questa frase che il segretario generale della Uil Abruzzo rilancia sulla scommessa della ricostruzione del cratere 2016-2017 nel Centro Italia.
Commentando positivamente i risultati sinora ottenuti, con un’occupazione in crescita nel cratere (+17%), la ricostruzione privata che conta ben 36.149 richieste di contributo (per un valore di 17,82 miliardi di euro) e oltre 23 mila cantieri autorizzati e quella pubblica che ha raggiunto il 97,5% dei 3.667 interventi programmati già avviati, Lombardo invoca ora una trasformazione che consenta l’effettivo rilancio del territorio.
Dopo la presentazione del Rapporto annuale 2026 sulla Ricostruzione del Centro Italia post-sisma 2016-2017 per Lombardo è infatti ormai dato per acquisito il cambio di passo nello stato di avanzamento del processo di ricostruzione e rinascita del territorio. In particolare l’esponente sindacale pone l’attenzione sul significativo aumento di posti di lavoro, pari al 17%, nel periodo 2022-2025 all’interno del cosiddetto “Cratere ristretto”, un dato definito da Lombardo «clamoroso se confrontato con la media nazionale del 4%». ll tasso di occupazione ha, inoltre, toccato il 66,1%, evidenziando parallelamente un calo dei giovani Neet e un aumento dell’occupazione femminile superiore alla media del Paese.
«Risultati che dimostrano come gli investimenti pubblici possano rappresentare uno straordinario strumento di sviluppo, inclusione e coesione sociale – ha dichiarato Lombardo -tuttavia, questa dinamica è ancora fortemente sostenuta dalla spesa straordinaria dei cantieri e dal programma NextAppennino».
Per la Uil, infatti la ricostruzione non può e non deve essere ridotta a una mera operazione edilizia o infrastrutturale. I territori colpiti dal sisma soffrivano già prima del 2016 di mali cronici: spopolamento, invecchiamento demografico e carenza di servizi. Per evitare che i borghi ricostruiti si trasformino in “paesi fantasma”, il sindacato chiede una vera politica di coesione territoriale che metta al centro: lavoro di qualità e attrattivo per le giovani generazioni; servizi pubblici efficienti (sanità, istruzione, trasporti e mobilità nelle aree interne); gestione delle grandi transizioni, affrontando il dissesto idrogeologico e i cambiamenti climatici attraverso una visione integrata tra prevenzione e sviluppo economico.
Un passaggio chiave della posizione del sindacato riguarda il monitoraggio dei cantieri attuali. La Uil ribadisce con forza la necessità di rafforzare la legalità negli appalti e la sicurezza sul lavoro, contrastando in modo severo il dumping contrattuale e il lavoro irregolare tramite la piena applicazione dei contratti collettivi nazionali.
«Le competenze e le professionalità maturate dai lavoratori in questi anni non vanno disperse – spiega Michele Lombardo – l’idea è quella di traghettarle subito all’interno di un grande piano nazionale di manutenzione del territorio, efficientamento energetico e valorizzazione delle filiere produttive locali. Senza lavoro di qualità, senza servizi e senza investimenti nelle persone non esiste vera ricostruzione. La rinascita dell’Appennino centrale si compirà solo se saremo capaci di lasciare in eredità un modello di sviluppo stabile e sostenibile».
LAQTV Live