24 Luglio 2026 - 15:47:15

di Martina Colabianchi

Lo scorso 22 luglio 2026 è scaduto l’ultimo termine utile entro cui i Comuni interessati dal progetto “Linea Adriatica” di Snam potevano inviare osservazioni e pareri rispetto alle cosiddette “ottimizzazioni” presentate dalla Società sul tracciato. La stessa documentazione presentata il 2 luglio al Comune dell’Aquila indica che il procedimento autorizzativo sulle ottimizzazioni è tuttora in corso e riguarda un’infrastruttura che attraversa 26 Comuni e cinque province, con quasi 99 chilometri nella sola provincia dell’Aquila.

Ma nonostante l’approvazione all’unanimità dell’Ordine del giorno che impegnava sindaco dell’Aquila e Giunta a richiedere specifiche documentazioni e approfondimenti tecnici mai resi pubblici da Snam, ad oggi nulla di tutto questo è stato fatto: l’ordine del giorno non è stato rispettato e i termini sono scaduti.  

Per il Comitato No Snam L’Aquila, si tratta di un «fatto gravissimo». «Il Comune dell’Aquila – si legge in una nota – non si è fatto carico degli impegni assunti, venendo meno anche alle proprie funzioni di Ente di controllo e di tutela. Ancor più grave se consideriamo che tali richieste arrivavano dal basso, da Comitati e cittadini, che avevano riposto fiducia nell’operato dell’Amministrazione».

Le preoccupazioni del Comitato sono condivise anche dai consiglieri di opposizione Lorenzo Rotellini, Paolo Romano e Simona Giannangeli, che spiegano che l’amministrazione comunale si è rifiutata di portare in Aula e di approvare un ulteriore ordine del giorno condiviso per chiedere al Ministero dell’Ambiente più tempo per studiare le carte e presentare osservazioni puntuali. ll Consiglio comunale, però, è stato chiuso senza consentire la discussione del nuovo documento.

«Volevamo arrivare a un confronto serio e approfondito anche alla luce di quanto sta emergendo sul territorio e delle notizie riportate dai media, ma soprattutto di ciò che concretamente sta accadendo a Sulmona, dove si parla di un trasporto che non sarebbe più limitato al metano, ma coinvolgerebbe anche l’idrogeno – scrivono i consiglieri -. Una prospettiva che, se confermata, pone interrogativi nuovi e rilevanti sulla sicurezza e sull’impatto dell’opera e che, a nostro avviso, dovrebbe comportare una revisione complessiva del progetto e una nuova valutazione di impatto ambientale. Di fronte a questi scenari, i cittadini hanno il diritto di essere informati e rassicurati in maniera puntuale e concreta su ciò che si sta realizzando sul loro territorio».

«Siamo sconcertati da questo atteggiamento. Parliamo di un’opera che attraverserà un territorio fragile e ad alta sismicità, con un impatto pesante sulle nostre frazioni, sulle nostre foreste, sulle nostre coltivazioni e sul nostro paesaggio. Il centrodestra dovrà assumersi le proprie responsabilità davanti alla città per aver scelto di non discutere e votare una posizione condivisa a tutela del territorio aquilano. Noi continueremo a chiedere chiarezza, trasparenza e tutte le verifiche necessarie – concludono -, affinché il Comune dell’Aquila possa tutelare concretamente la sicurezza dei cittadini e il futuro del nostro territorio».

Sul tema è intervenuto anche il Consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, che ha annunciato la richiesta di una nuova seduta della Commissione di Vigilanza dedicata al metanodotto con la partecipazione della Giunta regionale, di Snam, dei Comuni interessati, dei tecnici competenti, dell’INGV e dei comitati.

Pietrucci ricorda che il 24 giugno 2025 la stessa commissione approvò all’unanimità la risoluzione da lui presentata, impegnando la Regione Abruzzo a sostenere in ogni sede istituzionale la propria netta contrarietà al progetto della Linea Adriatica. A distanza di oltre un anno, denuncia il consigliere, a quell’atto non sono seguite iniziative concrete.

«La Regione di Marco Marsilio aveva ricevuto un mandato politico chiarissimo, votato anche dalla maggioranza – sottolinea Pietrucci –. Doveva aprire un’interlocuzione con il Governo, assumere iniziative conseguenti e difendere i territori attraversati da un’opera che continuiamo a ritenere inutile, impattante e pericolosa. Non è accaduto nulla. Il voto unanime della Commissione è rimasto lettera morta».

«L’apertura di questo nuovo procedimento delle “ottimizzazioni” rappresentava uno spazio istituzionale preciso nel quale gli enti locali e la Regione potevano e dovevano presentare osservazioni puntuali, chiedere integrazioni documentali e pretendere risposte sulle nuove criticità emerse. Regione Abruzzo e Comune dell’Aquila hanno invece rinunciato a esercitare fino in fondo questa prerogativa».

Secondo la documentazione trasmessa dai Comitati No Snam agli enti coinvolti nella Conferenza di servizi, le modifiche principali interesserebbero oltre 18 chilometri del tracciato. In diversi territori classificati a pericolosità di liquefazione alta o molto alta non risulterebbero inoltre previste specifiche misure di mitigazione. I comitati hanno chiesto agli enti di presentare osservazioni e domandare chiarimenti sui materiali utilizzati, sulle indagini geotecniche e sulla compatibilità dell’infrastruttura con un possibile futuro trasporto di idrogeno.

«Definirle semplicemente “ottimizzazioni” non può servire a minimizzare la portata delle modifiche né a chiudere il confronto – prosegue Pietrucci –. Al contrario, la nuova documentazione avrebbe dovuto spingere le istituzioni a presentare osservazioni rigorose sulla sicurezza sismica e idrogeologica, sul rischio di liquefazione dei terreni, sulle faglie attive e sull’adeguatezza delle misure di mitigazione previste lungo il tracciato».

«C’è poi una novità enorme, che non può essere nascosta dietro una formula rassicurante come quella delle “molecole verdi”: il possibile adeguamento dell’opera al trasporto di idrogeno. Un’infrastruttura autorizzata e valutata per il gas naturale potrebbe essere destinata a un vettore con caratteristiche fisiche, chimiche e di sicurezza differenti. È doveroso chiedere se questo non rappresenti una modifica sostanziale e se non renda necessaria una nuova valutazione d’impatto ambientale».

I Comitati No Snam, nella lettera aperta inviata al Consiglio comunale dell’Aquila e a tutti gli enti coinvolti nel procedimento, avevano espressamente chiesto all’Amministrazione comunale di esercitare fino in fondo il proprio ruolo istituzionale, presentando osservazioni, richiedendo integrazioni documentali e un riesame delle cosiddette “ottimizzazioni” alla luce degli studi dell’INGV, delle interferenze con faglie attive, dei livelli di rischio di liquefazione e del possibile futuro utilizzo dell’infrastruttura per il trasporto di idrogeno.

«Davanti a tutto questo, l’Amministrazione Biondi ha scelto ancora una volta di fare da muro di gomma – denuncia Pietrucci –. Nella Commissione comunale di Controllo e Garanzia, l’assessore competente Fabrizio Taranta non ha offerto le risposte e le garanzie richieste dai comitati. Non è stato convocato neppure il Consiglio comunale che era stato sollecitato e, soprattutto, non risultano formulate osservazioni adeguate alle criticità emerse».

«Sembra che al Comune dell’Aquila bastino le rassicurazioni e le “ottimizzazioni” presentate da Snam, anziché esercitare fino in fondo il ruolo di ente chiamato a tutelare la sicurezza della popolazione e del territorio. L’Aquila non è un osservatore esterno: il suo territorio è attraversato per oltre venti chilometri ed è stato colpito da un terremoto devastante. Il Comune avrebbe dovuto essere il primo a presentare osservazioni, pretendere studi completi, risposte puntuali, trasparenza e il massimo livello di precauzione».

«La Commissione dovrà verificare che cosa abbia fatto la Regione nell’ultimo anno per dare attuazione alla risoluzione approvata all’unanimità e per quale ragione non abbia presentato osservazioni incisive nel procedimento sulle ottimizzazioni. Dovrà inoltre approfondire le modifiche progettuali e chiarire gli effetti dell’eventuale utilizzo dell’infrastruttura per il trasporto di idrogeno».

«Chiederemo che siano rese pubbliche tutte le valutazioni relative al rischio sismico, alla liquefazione, alle faglie attive, ai materiali impiegati e alle misure di mitigazione, e che venga chiarito quali osservazioni siano state effettivamente presentate dalla Regione e dagli enti coinvolti».

«La posizione del Partito Democratico e la mia – conclude Pietrucci – resta radicalmente contraria alla realizzazione della Linea Adriatica. I consumi di gas sono in costante diminuzione, mentre si pretende di attraversare il cuore dell’Appennino con una grande condotta ad alta pressione, scaricando rischi e servitù sui territori senza reali benefici per le comunità. Marsilio e Biondi smettano di nascondersi dietro il silenzio e le rassicurazioni di Snam: rappresentano istituzioni che hanno il dovere di difendere i cittadini e di presentare tutte le osservazioni necessarie, non di accompagnare passivamente la realizzazione dell’opera».