10 Agosto 2026 - 16:43:50

di Martina Colabianchi

«Non basta spegnere gli incendi. Dobbiamo costruire un territorio più preparato ad affrontarli».

È quanto dichiarano in una nota i consiglieri comunali della Federazione “Il Passo Possibile” Emanuela Iorio, Elia Serpetti e Massimo Scimia, Americo Di Benedetto e il presidente dell’associazione civico-politica Fabrizio Ciccarelli, che intervengono sull’incendio che in queste settimane ha devastato migliaia di ettari di pascoli e boschi tra di Rocca di Cambio, Lucoli, Roio, Pianola e Bagno.

Per gli esponenti politici, con le fiamme ormai fortunatamente spente, è il momento di cogliere quanto l’emergenza vissuta ha lasciato alla città per chiedersi se da quello che è accaduto sia possibile costruire qualcosa di migliore.

«Il nostro primo pensiero va sicuramente a tutti coloro che hanno lavorato sul campo: Vigili del Fuoco, Protezione Civile, forze dell’ordine, personale impegnato nelle operazioni e volontari. A loro va la nostra sincera gratitudine per il lavoro svolto in condizioni davvero non ordinarie. Proprio il rispetto per chi è stato in prima linea, però, ci impone di guardare al sistema nel suo complesso. Dopo il terremoto, dopo San Giuliano, dopo Monte Pettino e dopo le tante emergenze che hanno interessato il nostro territorio, abbiamo davvero costruito un sistema più forte, moderno e resiliente?», si chiedono.

«La differenza tra un incendio domato in poche ore e uno che continua per giorni o settimane non si decide soltanto quando il fuoco è già divampato, ma si costruisce molto prima, attraverso la prevenzione, la manutenzione del territorio, infrastrutture adeguate e, soprattutto, attraverso la capacità di mettere in rete competenze e risorse che troppo spesso procedono separatamente».

Da qui, la proposta: «L’Aquila dispone di una concentrazione straordinaria di competenze e strutture: il Comando dei Vigili del Fuoco, il 9° Reggimento Alpini, il futuro Centro di Formazione Territoriale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, annunciato nel 2022, la Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza, l’Università, il Gran Sasso Science Institute e gli Enti Parco. A queste realtà si aggiunge l’Aeroporto dei Parchi di Preturo, per il quale era stata prevista una valorizzazione che includesse anche funzioni legate alla protezione civile e alla gestione delle emergenze. La vera sfida, ora, è avere la capacità politica di metterle in rete. Non si tratta di creare l’ennesima struttura burocratica, ma un modello in cui la ricerca possa contribuire a conoscere e prevedere i rischi, le istituzioni operative possano occuparsi della formazione e della definizione delle procedure, la Protezione civile del coordinamento, il volontariato della componente civile organizzata e il mondo agricolo e pastorale sia aiutato a restare presidio quotidiano del territorio. Un sistema nel quale anche le infrastrutture esistenti possano finalmente essere valutate per il contributo che sono in grado di offrire alla gestione delle emergenze».

«C’è poi un motivo ulteriore per cui questa sfida dovrebbe riguardare l’intero Abruzzo – proseguono -. La nostra regione è una delle realtà italiane con la più alta percentuale di territorio sottoposto a tutela: oltre un terzo della sua superficie è interessata da parchi, riserve e altre aree protette. Una ricchezza ambientale straordinaria, ma anche una responsabilità che non possiamo ignorare. Se c’è una regione che deve avere il coraggio di innovare nella prevenzione degli incendi e nella tutela del proprio patrimonio naturale, questa è l’Abruzzo. E se c’è una città che possiede già molte delle competenze necessarie per farlo, questa è L’Aquila».

«Riteniamo che questa proposta debba essere portata nelle sedi istituzionali, a partire dal Comune dell’Aquila e dalla Regione Abruzzo, coinvolgendo tutti i soggetti interessati, per capire cosa ha funzionato durante l’emergenza, cosa si può migliorare e, soprattutto, come trasformare questa esperienza in un modello permanente di prevenzione. L’incendio non deve lasciarci soltanto il bilancio dei danni e dei giorni necessari per spegnere le fiamme, deve lasciarci conoscenza, organizzazione e capacità di prevenire. Il modo migliore che la politica può mettere in atto per ringraziare chi ha rischiato la propria incolumità, è costruire un sistema che domani abbia meno bisogno di affidarsi al valore dei singoli».

«È altresì evidente che tutto ciò debba avvenire nel pieno rispetto dei ruoli, delle competenze e delle funzioni proprie di ciascuna struttura. Non si tratta di sovrapporre responsabilità o di attribuire compiti impropri, ma di costruire un coordinamento che, già prima dell’emergenza, sia in grado di valorizzare il patrimonio di esperienze, conoscenze e competenze specialistiche presenti nelle diverse realtà pubbliche. È proprio dalla capacità di mettere in relazione queste risorse che può nascere un sistema più forte, preparato e realmente integrato», concludono gli esponenti del Passo Possibile.