18 Agosto 2026 - 10:39:40
di Martina Colabianchi
Il prossimo 24 agosto saranno dieci anni dal sisma che colpì il centro Italia nel 2016.
Oltre alla memoria, sempre fondamentale, l’importante anniversario è anche momento per tirare le somme su quanto fatto in questi anni. Lo fa ActionAid, che ha ottenuto tramite accesso agli atti i dati sulla ricostruzione nelle quattro Regione colpite dal terremoto.
Una fotografia da cui emerge che risultano programmati 3.667 interventi, per un valore complessivo di oltre 4,85 miliardi di euro.
Ma l’avanzamento resta parziale: il 66,3% delle opere si trova ancora nelle fasi che precedono l’inizio materiale dei lavori, mentre solo il 33,6% è in fase esecutiva o conclusiva.
Il ritardo – secondo l’organizzazione – non è solo tecnico o amministrativo perché una ricostruzione incompleta indebolisce reti sociali e senso di appartenenza delle comunità.
Nelle Marche sono ancora nelle fasi precedenti l’avvio dei lavori 1.243 interventi, pari al 66,4%; in Abruzzo 446, pari al 61,5%; nel Lazio 365, pari al 69,7%; in Umbria 378, pari al 69,2%.
Il quadro si conferma critico nei 44 Comuni più colpiti dal sisma. Complessivamente, risultano programmati 1.544 interventi, per un valore di circa 2,1 miliardi di euro, pari a circa il 42% delle opere totali. Eppure, anche nei territori più feriti, circa sette interventi su dieci non hanno ancora raggiunto la fase di cantiere: 1.031 si attestano infatti nelle fasi precedenti all’avvio dei lavori, mentre solo il 18,4% è arrivato alle fasi di fine lavori o collaudo.
«Per chi vive nei territori colpiti, i dati sulla ricostruzione – sottolinea Patrizia Caruso, Responsabile dell’Unità Resilienza di ActionAid Italia – non sono un dettaglio tecnico: una scuola non ricostruita può incidere sulla scelta di una famiglia di restare in un territorio; un municipio non riaperto indebolisce i servizi di prossimità; una struttura sanitaria non disponibile può rendere più fragile la permanenza di persone anziane, vulnerabili. Eppure, oggi queste informazioni sono ancora disperse, frammentate, non sempre aggiornate né complete. A dieci anni dal sisma- conclude – manca uno strumento unico, accessibile e comprensibile».
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