30 Giugno 2026 - 12:43:02

di Martina Colabianchi

Il Tribunale Amministrativo Regionale ha dichiarato illegittima, di nuovo, la nomina di un Comandante della Polizia Locale dell’Aquila.

Si tratta questa volta dell’architetto Marco Marrocco, una scelta definita dai consiglieri Enrico Verini e Gianni Padovani priva di fondamento giuridico e «pervicacemente voluta dal sindaco Pierluigi Biondi».

Sono ormai nove anni che il Comune dell’Aquila si ritrova senza un Comandante della Polizia Locale legittimo, stabile e a tempo pieno. I giudici del Tar, infatti, avevano già emanato precedenti sentenze in materia per bloccare i tentativi di nominare figure estranee al corpo.

La nota dei due esponenti politici traccia i contorni di quello che viene descritto come un vero e proprio «disastro istituzionale». Il Tar non solo ha dichiarato nulli gli atti prodotti dal Comune dell’Aquila per violazione delle precedenti sentenze e per palese violazione di legge, ma ha anche sollevato forti perplessità sulla legittimità costituzionale dell’emendamento alla legge regionale sulla polizia locale, che di fatto consente di affidare l’incarico a dirigenti esterni.

A farne le spese, oltre all’immagine dell’amministrazione, saranno per Verini e Padovani i cittadini aquilani, dato che il Comune è stato condannato al pagamento delle spese legali per quella che viene etichettata come l’ennesima «nomina temeraria».

Il documento approvato dalla Regione è, per i due consiglieri, «un emendamento concepito “ad hoc” per evitare l’esecuzione di un provvedimento giudiziario, un vergognoso escamotage che aveva permesso a Biondi di aggirare ancora una volta la legge e nominare un Marrocco del tutto estraneo al Corpo e privo delle necessarie competenze».

La critica si estende alla cronica insensibilità istituzionale dimostrata dal sindaco, colpevole di aver persino prorogato l’incarico all’architetto Marrocco nonostante la vicenda fosse palesemente sub judice e oggetto di dettagliate denunce da parte dei sindacati e delle associazioni nazionali di categoria, tra cui l’Anvu.

Padovani e Verini non risparmiano nemmeno gli organi di controllo e la Prefettura, accusata di aver assunto il ruolo di “Ponzio Pilato”, similmente a quanto avvenuto per il progetto “Strade sicure”, accettando supinamente nomine contrarie alla legge invece di intervenire tempestivamente.

«In una città normale – proseguono – il sindaco si dimetterebbe e sarebbe chiamato da Procura e Corte dei Conti a rispondere dei danni provocati da nove anni di pedestre gestione della sicurezza e da otto imperdonabili scivoloni giudiziari di tale portata, con gli annessi danni erariali, ma è ormai evidente ed inquietante che non siamo in una città normale. E continua la penosa vicenda di un capoluogo che si fregia del titolo sfavillante di capitale della cultura, ma è privo da nove anni anche di cose elementari e di base, come il Comandante della Polizia, con pesanti ripercussioni sulla sicurezza pubblica e vivibilità urbana, nonché sui delicati compiti di polizia giudiziaria, polizia stradale e di pubblica sicurezza. E pure vogliamo esprimere solidarietà agli operatori della nostra Polizia Locale, umiliati da nomine estranee e che non meritano di essere senza una guida legittima da troppo tempo. Intanto gli aquilani sono costretti a convivere con una scarsa e discrezionale applicazione delle regole, a partire dal traffico e parcheggio selvaggio per continuare con la legislazione commerciale (ad es., vedi dehors alla “faccio come mi pare”), per non parlare della legislazione edilizia ed ambientale».

«Vogliamo sperare che Biondi non voglia insistere e nominare come Comandante un medico o uno psicologo o un laureato Isef. Non si gioca con le istituzioni e con le regole, e gli aquilani meritano quel rispetto che il sindaco non gli ha mostrato per anni.  Stupisce e sorprende, in questa lunga e vergognosa vicenda, non solo la prepotenza politica di un sindaco corsaro che non rispetta la legge e vuole un Comandante mera appendice del potere politico, ma anche l’accondiscendenza delle strutture dirigenziali e della Prefettura che hanno supinamente accettato nomine sempre palesemente contra legem e non sono intervenute quando potevano e dovevano farlo».

«Non possiamo essere contenti dell’ennesima sconfitta del sindaco, perché siamo noi a rimetterci. Da ultimo ci chiediamo quali scheletri l’Amministrazione nasconde negli armadi, quali sono le carte che non si possono svelare, magari sulla ricostruzione, laddove un Comandante autonomo e non gerarchicamente dipendente dal sindaco non deve assolutamente mettere il naso? Quali sono i fascicoli, tipo ex Zecca, che bruciano al punto da andare ad uno scontro ormai contro tutti?».

«Una vicenda a “trasparenza zero” che meriterebbe un approfondimento dagli organi preposti, viste le gravi, puntuali ed inconfutabili argomentazioni contenute nelle dettagliate denunce dell’Associazione nazionale della polizia locale (ANVU). Anche perché i cittadini sopportano da anni i costi esorbitanti di ricorsi temerari oltre ad essere costretti a subire il danno palese derivante dalla mancanza del Comandante. E nonostante tutto non molleremo – concludono Verini e Padovani – confidando ancora nella giustizia!».