19 Agosto 2026 - 16:01:33

di Martina Colabianchi

Il Comune dell’Aquila ha affidato, come precedentemente scritto, l’aggiornamento del Piano Comunale di Emergenza, un passo decisivo verso il rafforzamento della risposta comunale in caso di eventi straordinari.

Critico il consigliere comunale del gruppo misto Alessandro Tomassoni, che si chiede: «Se oggi è necessario ricorrere all’esterno per rafforzare un sistema così importante, quanto era adeguatamente organizzata la struttura comunale fino ad oggi dopo settimane in cui il territorio sta mostrando tutte le proprie fragilità?».

«Non è una critica alla società incaricata, né alla necessità di professionalità specialistiche, per un affidamento che nasce da esigenze di aggiornamento già individuate dall’Amministrazione che, tuttavia, arriva in un momento nel quale gli incendi delle ultime settimane hanno reso evidente, ancora una volta, quanto sia necessario verificare non solo la qualità della pianificazione, ma la concreta capacità del sistema di prevenire e affrontare le emergenze – prosegue il consigliere -. E allora la domanda all’Amministrazione sorge spontanea: quali competenze interne esistono, cosa è stato fatto e perché non sono state sufficientemente valorizzate? Dal 2021, ultimo aggiornamento del Piano, che si è fatto, con particolare riferimento al rischio incendio boschivo di interfaccia, comprese le cartografie delle aree a rischio, il censimento degli esposti, e le procedure di attivazione del COC?».

«Perché l’attività di Protezione civile non può ridursi ai frutti di una consulenza da acquistare quando serve, piuttosto è una funzione pubblica permanente che richiede organizzazione, competenze e presidio costante del territorio. E un Piano aggiornato, da solo, non è propriamente prevenzione: ciò che va verificato è la reale capacità degli Enti di prevenire e affrontare le emergenze, intervenendo prima che le criticità si manifestino e non soltanto quando l’emergenza sia già in corso. Serve, su tutto, una strategia condivisa tra Comune e Regione Abruzzo, dell’intera catena di comando operativa, per garantire che il territorio non rimanga esposto proprio nei momenti di maggiore necessità».

«Se il Comune deve adeguare il proprio Piano alle direttive regionali e confrontarsi con gli enti sovraordinati, è legittimo chiedere alla Regione, nel suo ruolo di programmazione, indirizzo e coordinamento, e col sistema nazionale che registra da anni una riduzione delle proprie capacità operative, quali risorse siano state destinate nel tempo alla prevenzione dei rischi e quali risultati concreti siano stati prodotti. Per esempio, sempre sugli incendi boschivi, c’è da chiedersi se il sistema AIB regionale sia adeguatamente dimensionato per affrontare più incendi contemporanei e prolungati? Se, come viene segnalato, il personale si è ridotto negli ultimi anni di circa il 40%, quali risorse aggiuntive e quali livelli di coordinamento vengono attivati quando la capacità ordinaria non è sufficiente?».

«Perché possiamo aggiornare tutti i Piani che vogliamo – conclude Tomassoni -, ma un territorio sempre più vulnerabile anche per effetto dei cambiamenti climatici, privo di adeguate politiche di prevenzione – che si tratti di incendi, valanghe, dissesto idrogeologico, eventi meteorologici estremi o di qualsiasi altra emergenza – resterà inevitabilmente esposto e fragile. E quanto accaduto nelle ultime settimane ne è la prova più evidente».